Hovmod - Doedsformasjon

HOVMOD – Doedsformasjon

Gruppo:Hovmod
Titolo:Doedsformasjon
Anno:2019
Provenienza:Norvegia
Etichetta:Dusktone
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TRACKLIST

  1. Total Krig
  2. Doedsformasjon
  3. I Grevens Tid
  4. Blodsbaand
  5. Hatskapt
  6. Evig Mistru
  7. Maktdemon
  8. I Endens Kapittel
DURATA:36:36

In questo finto inverno con temperature sopra la media ed epidemie raccontate con toni apocalittici ci voleva proprio un disco norvegese, di quelli che fanno sentire freddo anche solo dalla copertina. Doedsformasjon dei norvegesi Hovmod risponde a questo nostro bisogno di malessere sotto lo zero Celsius con otto tracce di black metal impetuoso, solenne e marcescente allo stesso tempo.

Duo con membri già attivi nei Djevelkult, la ricetta degli Hovmod è tanto semplice quanto efficace; quest’album — che segna anche il loro debutto — infatti mette insieme pochi elementi, e lo fa bene. Le chitarre suonano freddissime, la batteria è un metronomo in tempesta, la voce graffia il giusto; che niente di tutto ciò suoni nuovo è irrilevante, questi signori non ambiscono a diventare la prossima big sensation del metallo d’avanguardia, ma si inseriscono in quel filone tipicamente norvegese di black metal glaciale, imperioso e con punte di melodia che strizzano l’occhio al folk. Prendete “I Grevens Tid”, “Hatskapt” o la bella cavalcata di “I Endens Kapittel” e ditemi che non ci sentite la lezione di maestri come i Kampfar. Una lezione recepita e metabolizzata come si deve insieme ad altre ancora più illustri (Satyricon e Immortal, per dire), che gli Hovmod sono riusciti a condensare in meno di quaranta minuti di black metal senza dei reali punti deboli. “Total Krig” ci sfonda il cranio con una doppia cassa che più dritta di così non si può, la title track ci getta e ci fa affondare in una fossa comune piena di cadaveri in putrefazione in parte conservati dalla neve, “Blodsbaand” e “Evig Mistru” frenano un poco e l’atmosfera diventa grave (a tratti gravissima), la iper-veloce “Maktdemon” è venata di death metal e ci spiattella pure un assolo, tanto per gradire.

Un disco che fa al caso dei blackster filo-norvegesi più incalliti, che con la sua produzione moderna e glaciale tinge la neve di nero e ci regala un pezzo di inverno grazie alla puntuale intercessione della Dusktone, che continua a cercare il male che ci piace in giro per l’Europa, Scandinavia compresa.

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