HUKKUNUD HINGED – Hukkunud Hinged

HUKKUNUD HINGED – Hukkunud Hinged

Informazioni
Gruppo: Hukkunud Hinged
Anno: 2010
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: www.myspace.com/hukkunudhinged
Autore: Mourning

Tracklist
1. Loojangu Laulu
2. Surmasuudlus
3. Ootuste Kõrb
4. Mulla Äng
5. Juurte Nukrus
6. Kahe Katku Vahel
7. Tulesorg
8. Unetus

DURATA: 01:13:25

HUKKUNUD HINGED - Hukkunud Hinged Hukkunud Hinged, formazione doom metal proveniente dall’Estonia, la band si rifà al movimento classico che si nutre di Black Sabbath, Candlemass e Saint Vitus trovando punti di contatto con i più moderni Reverend Bizzare.
Hanno da poco pubblicato l’album di debutto omonimo, otto tracce arricchite di venature stoner ma che hanno due pecche di base: l’eccessiva lunghezza del complessivo, un’ora e un quarto è veramente troppo dato che alcuni passaggi potevano essere snelliti, e l’uso prettamente della loro lingua nazionale che limita la comprensione dei testi al minimo o l’annulla del tutto.
Superando in partenza questi due handicap seppur di relativa importanza in quanto il secondo di questi viene messo fuori gioco dal fatto che gli Hukkunud Hinged hanno inserito le traduzioni in inglese sul loro sito ufficiale (http://www.hukkunudhinged.com), si viene a contatto con una prestazione alquanto interessante per gli amanti del genere, l’incrociarsi e sovrapporsi delle voci di Janek e Katrina è particolare non contando che, nelle singole apparizioni, sanno ritagliarsi gli spazi adatti per infondere un’aura scura ma evocativa a tracce che nel complesso avanzano forti di una carica primordiale.
Le sensazioni trasportate dalle note si evidenziano per un’emotività dalla forte spiritualità, lo stesso monicker e titolo dell’album in inglese hanno come traduzione “Perished Souls”, perciò si ricollegano allo stato d’animo che si prova nel lento discernere delle canzoni che in alcuni punti più d’altri sembrano lì per lì far esalare il respiro finale.
Si respirano le atmosfere a cavallo fra il proto-doom naturalista di fine anni Settanta e quello che avrebbe dato vita alla virata più metallicamente accentuata degli Ottanta, episodi quali “Surmasuudlus” e “Ootuste Kõrb” immaginateli con la voce di Messiah Marcolin al suo interno o se preferite (e preferisco) quella di Johan Lanquist e vedrete che trip!
Non vi è dubbio che lo sviscerato amore per lo stile sia padrone indiscusso delle composizioni che si snocciolano una dopo l’altra da “Mulla Äng” a “Kahe Katku Vahel” (in cui appare l’armonica a bocca) arrivando sino alla conclusiva “Unetus”. Verrette avvolti da un circolo greve che la leggiadra interpretazione di Katrina e quella arcigna di Janek non renderanno più agevole ma al contrario angosciante.
La cantante è una delle note liete di questo “Hukkunud Hinged”, niente “urla” liriche nè interpretazioni striminzito-pop, si pone invece sulle basi affondando il colpo, emozionando ed impostando la prova sulla scia settantiana di cui i pezzi sfruttano la matrice vivendola in pieno.
Sul resto del combo c’è poco da dire in quanto si ha una prestazione complessiva sia come stesura dei brani, sia per quanto riguarda l’esecuzione, più che soddisfacente, altra nota di merito va a un sound che identifica il basso di Madis correttamente dandogli spazio e presenza.
Se non fosse per qualche passaggio a vuoto dovuto come già accennato alla “forzata” lunghezza degli episodi ci sarebbe da fare un bell’applauso a questi ragazzi, ancor più perché il riffing di Martin come il drumming di Ville sono un’espressione classicamente calzante di ciò che si cerca quando si parla di Doom.
Se siete affamati di questa musica ed è ciò che cercate, tenete d’occhio questa realtà estone, la qualità e quello che vi propongono possono tranquillamente rientrare nelle vostre grazie se date loro la possibilità di farlo.

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