Hulder - Godslastering: Hymns Of A Forlorn Peasantry

HULDER – Godslastering: Hymns Of A Forlorn Peasantry

Gruppo:Hulder
Titolo:Godslastering: Hymns Of A Forlorn Peasantry
Anno:2021
Provenienza:Belgio / U.S.A.
Etichetta:Iron Bonehead Productions
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TRACKLIST

  1. Upon Frigid Winds
  2. Creature Of Demonic Majesty
  3. Sown In Barren Soil
  4. De Dijle
  5. Purgations Of Bodily Corruptions
  6. Lowland Famine
  7. A Forlorn Peasant’s Hymn
  8. From Whence An Ancient Evil Once Reigned
DURATA:39:10

Hulder si presenta al grande pubblico con il primo album, chiamato Godslastering: Hymns Of A Forlorn Peasantry. Questa fatica esce per la rinomata Iron Bonehead Productions, dopo che negli anni precedenti il progetto solista della polistrumentista belga-americana Marz Riesterer aveva pubblicato diverse uscite minori tra demo, EP e compilation che avevano attirato le attenzioni di un pubblico underground sempre più nutrito. Sebbene la presenza di one woman band non sia così diffusa nel panorama black metal, Hulder non rappresenta un unicum, se pensiamo a Ieschure, Turdus Merula, DödsÄngel o Yxxan. Questo elemento di originalità sicuramente le permette di assicurarsi un certo interesse sin dall’inizio. Ma cosa propone esattamente il primo album di questa musicista?

Non appena parte la musica, è chiara la dichiarazione d’intenti del disco. Le prime note ci propongono infatti un black metal diretto, senza grossi fronzoli, che segue la lezione dei maestri degli anni Novanta ma con una produzione decisamente più aggiornata ai giorni nostri. In realtà, avanzando nell’ascolto, emerge un suono molto più stratificato, sebbene di matrice sempre, dichiaratamente old school. I synth, i passaggi acustici e gli elementi folk-medievaleggianti di sottofondo, infatti, ci portano con la mente a certo materiale dei Satyricon, dei primi Ulver, degli Isengard o dei Kvist. La proposta è di ispirazione atmosferico-melodica, e ben si destreggia tra parti più cadenzate in mid-tempo e accelerazioni in blast beat. Ciò aiuta a bilanciare al meglio le varie anime del progetto, che pesca anche dalle origini belghe della musicista.

Hulder, dunque, non inventa ma ripropone, rivisitando in modo abbastanza canonico anche una certa estetica che si rifà agli anni Novanta, con quelle sottotrame medievali che abbiamo già menzionato. Se da un lato questo può sembrare un limite, dall’altro è anche la sua forza, che le permette di far breccia tra gli ascoltatori più nostalgici legati a un certo black metal. Qualcuno ha anche avanzato una sorta di paragone con Myrkur: la stessa danese era partita con un black metal di matrice folk-atmosferica, ma l’aver debuttato immediatamente su una grande etichetta e la sovraesposizione mediatica l’hanno resa decisamente meno intrigante agli occhi di chi concepisce il genere nella sua concezione più pura. Hulder viene dunque avvertita come più genuina e dunque più fruibile dagli amanti del black metal vecchia scuola. Va detto comunque che una produzione più grezza e polverosa avrebbe forse giovato a Godslastering, per dargli una sensazione più medievale anche a livello di sound.

Sicuramente quello di Hulder è un debutto positivo, fautore di un black metal che, pur senza inventare molto, riesce a essere sufficientemente sfaccettato senza ricadere in sperimentazioni vacue e fini a se stesse.

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