HULDREFOLK – Morbid Elìte

HULDREFOLK – Morbid Elìte

 
Gruppo: Huldrefolk
Titolo:  Morbid Elìte
Anno: 2009
Provenienza:   Belgio
Etichetta: Iron Age Records
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TRACKLIST

  1. Lijkenkarren
  2. Koudvuurhaard
  3. Kauwakkers
  4. Rotkreupel
  5. Wevenaar Van Lijkenwaden
  6. Ravenkringen
  7. Beschimpt
  8. Haatkiemen
  9. Grafhaatschrift
  10. Klaagzang der Flagellant
DURATA: 51:24
 

Sono trascorsi due anni dal buon debutto "Eeuwenhout", disco che aveva fatto conoscere gli Huldrefolk grazie al supporto dell'etichetta underground nostrana Slava Satan. Album nuovo, "Morbid Elitè", e cambio di casa discografica, è infatti la Iron Age ad occuparsi adesso della creatura belga.

La presentazione passata fu quella di una nera macchina da guerra vomitante odio ed è da quelle direttive che questi musicisti ripartono e inondano nuovamente le nostre orecchie forti dell'esperienza acquisita e di una ancor più malevola attitudine a farla da padrone. L'influenza dei norvegesi Burzum e Gorgoroth spiccano all'interno delloro composizioni cineree e violente.

La scaletta prende il via dopo l'iniziale brano "Lijkenkarren" posto ad intro, infiammandosi come se fosse scaturita una reazione accelerante, anche atmosferica, che ha intensificato la densità della scura coltre pestilenziale disseminante morte e distruzione al proprio passaggio al qualei sia aggiunge poi l'influenza melodica dei Marduk in parte del riffato a renderne ancor più sinistra la prova e pensando solo a quello che le tre formazioni citate a riferimento sono state capaci di dare all'ambito black e a come gli Huldrefolk riescano ad assorbirne e svilupparne in maniera degna, evitando il puro riciclaggio d'idee, non si può che riconoscerne loro il merito.

I belgi intavolano partiture veloci e incalzanti con attimi frenati e colmi di un astio che incute piacevole quanto malsana sensazione all'ascolto e una delle tracce che sublima tale peculiarità è "Kauwakkers" con il seme della morte nera (la peste) viene cosparso veementemente in episodi come "Wevenaar Van Lijkenwaden", la dilaniante "Ravenkringen", "HaatKiemen" o la conclusiva e possente "Klaagzang Der Flagellant".

Singolaremente c'è da elogiare il lavoro delle asce Leshyj/Waldschrat che mostra di possedere qualità sia in composizione che in esposizione, la buonissima prestazione vocale di Drang dietro il microfono e l'altrettanto valido compito svolto dal comparto ritmico basso/batteria formato da Gorth e Huldre Hammerman (stessa sezione di spinta che dà vita alle basi dei Fractured Insanity altra ottima realtà del panorama belga già intervistata per il sito e che merita d'esser seguita). Il duo si contraddistingue per compattezza, scelte e un continuo fornire appoggio senza pecca cosa importante per la tipologia di black belligerante offerto dagli Huldrefolk.

Non sono una band innovativa nè tantomeno hanno interesse a diventarlo, definiteli canonici, derivativi, ma la sostanza è che questi non fanno altro che suonare del black come si dovrebbe fare: zero fronzoli, tanta energia, magari non stupiranno, tuttavia sono certo che saranno capaci di richiamare il vostro interesse, fateli girare nello stereo e capirete.

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