HUMAN SERPENT – Inhumane Minimalism | Aristocrazia Webzine

HUMAN SERPENT – Inhumane Minimalism

 
Gruppo: Human Serpent
Titolo: Inhumane Minimalism
Anno: 2015
Provenienza: Grecia
Etichetta: Nebular Winter Productions
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TRACKLIST

  1. The World In Coffins
  2. Messiah For Parasites
  3. Trees Of Flesh
  4. Starving Void Upon Earth
  5. Decay
  6. Bottomless Fall
  7. Funeral Grimness
  8. The Lament
  9. Mother Of Depression
DURATA: 32:11
 

A volte capita un disco che, senza ben capire perché, ti sorprende. Gli Human Serpent potrebbero essere un gruppo come tanti altri: formazione a due (batteria l'uno, tutto il resto l'altro), greci, fanno black metal, cantano in un inglese non sempre ineccepibile e hanno suoni e una produzione discretamente aridi e asciutti. Un biglietto da visita abbastanza comune, come abbastanza comune, per quanto piacevole, fu il loro disco dello scorso anno "The Gradual Immersion In Nihilism". Eppure "Inhumane Minimalism" ha qualcosa di diverso. Non capisco bene cosa, ma l'effetto dell'ultima fatica di I. e X. è tutto fuorché comune: la rabbia, la furia, l'aggressività di questi trentadue minuti di casino sono obnubilanti, quasi asfissianti.

"Inhumane Minimalism" è un album che parte a una velocità impressionante e continua senza mai fermarsi, concedendo giusto qualche sparuto rallentamento ("The Lament") che non fa altro che preparare il campo a un altro assalto all'arma bianca poco dopo. Nella sua semplicità, quasi banalità, questa manciata di canzoni non lascia un attimo di respiro, coinvolge e dà un'idea molto precisa di cosa significhi essere incazzati a morte. Non servono testi complessi, strutture articolate od orpelli di sorta: basta andare dritti e con la giusta convinzione si può tirare giù qualsiasi muro, superare qualsiasi ostacolo. Gli Human Serpent sono qui a dimostrarlo.

A tratti sembra di avere davanti una versione più quadrata e belligerante dei (V.E.G.A.) di "Cocaine", con un tappeto di doppio pedale più moderno e pulito, ma con lo stesso gelo nelle chitarre e una voce che non sfigurerebbe come ospite accanto a V.I.T.R.I.O.L. sul prossimo disco degli Anaal Nathrakh (un gruppo che i Greci devono aver ascoltato parecchio, soprattutto fino ad "Eschaton"). I rari momenti in mid-tempo, giusto qualche manciata di secondi a coda di alcuni brani, sono una vera e propria boccata d'ossigeno prima di rituffarsi a capofitto nel disastro creato da questi due perfetti sconosciuti, che nelle foto promozionali si presentano coerentemente incappucciati con indosso delle maschere antigas.

Non c'è follia, non c'è sorpresa, non c'è novità, non c'è niente che non sia il tirare dritto lungo un solco fatto di rabbia e velocità. Quando avrete una brutta giornata (o una giornata più brutta delle altre), ricordatevi degli Human Serpent; qualsiasi cosa vi sarà successo, loro saranno comunque più incazzati di voi.