HURON – Mary Celeste

Informazioni
Gruppo: Huron
Titolo: Mary Celeste
Anno: 2011
Provenienza: Inghilterra
Etichetta: Casket Records
Contatti: www.myspace.com/huronuk
Autore: Mourning

Tracklist
1. Branded
2. Mary Celeste
3. Disperse Or We Fire
4. Blood In Blood Out
5. All My Gods
6. Serpentswine
7. Eternal Sea Pt. 1
8. Suffer
9. Black Harvest
10. Eternal Sea Pt. 2

DURATA: 46:24

HURON - Mary Celeste Degli Huron, band che in Italia è praticamente passata inosservata o quasi, ricordo piacevolmente il debutto groove/southern intitolato “Cheyne Stoking” rilasciato nel 2009 e a due anni di distanza mi trovo ad ascoltare il successore “Mary Celeste”.
La formazione è coerente con se stessa, visceralmente appassionata di un certo tipo di sound e le influenze non sono poi mutate più di tanto, è impossibile non nominare act quali Pantera e Down per quanto concerne il suono filo-anselmiano, i Corrosion Of Conformity, Crowbar e i Black Label Society come punti di riferimento, li hanno assorbiti e ne hanno tratto insegnamento riuscendo a fornire ai brani una sferzata di carattere e un supporto adrenalinico non di poco conto.
Atmosfericamente parlando due album che pare abbiano inciso molto sul lavoro sembrano essere stati “Vulgar Display Of Power” e “The Great Southern Trendkill”, quest’ultimo soprattutto grazie a quelle tonalità scure e decadenti, anche la voce di Sean Palmer in qualche occasione sia per le scelta delle linee che l’impostazione ricorda l’operato di Phil in quei platter, in altre si avvicina a un Heitfield più “severo” nel modo di porsi.
Il groove ribolle, la tensione alcolica aumenta come dimostrato da brani quali “Blood In Blood Out” e “Branded”, il primo vivace e dal ritornello alquanto orecchiabile, il secondo decisamente indiavolato, una legnata in piena schiena, insieme ad altre tracce come la titletrack dall’appeal ‘n’roll, il più classico dei pezzi del genere “Serpentswine”, le due parti in cui è divisa “Eternal Sea” la cui “Pt.1” viene caratterizzata dalla presenza di frangenti acustici che rivelano il lato melancolico della band e dalla scelta di inserire una voce pulita narrante, ben diverso l’approccio riservato dalla “Pt.2” che torna ad alzare i ritmi pestando e aumentando di gran lunga il numero degli ottani in circolo per una chiusura esaltante.
“Mary Celeste” è una buonissima prova del genere, non inventa nulla ma vanta al proprio interno la presenza di un riffato ben composto e coinvolgente, di una sezione ritmica dinamica e incisiva anche se lievemente “colpita” da una produzione che non aiuta di certo le frequenze basse a venir fuori in maniera prorompente.
Gli Huron si son riconfermati quindi se gli artisti citati nel testo risiedono fra i vostri ascolti abituali, il loro disco non potrà che rendervi pieno servizio ogni volta che verrà chiamato in causa e data la qualità delle canzoni, non dovrebbero essere poche.

Facebook Comments