A City In Mono e la svolta strumentale degli Hypomanie

HYPOMANIE – A City In Mono

Gruppo:Hypomanie
Titolo:A City In Mono
Anno:2010
Provenienza:Paesi Bassi
Etichetta:Valse Sinistre Productions
Contatti:Facebook
TRACKLIST

  1. You Never Gazed At The Clouds
  2. She Couldn’t Find A Flower, But There Was Snow
  3. Smile
  4. A City In Mono
  5. A City In Stereo
DURATA:39:35

Capita spesso che un musicista dia vita a composizioni slegate dalle convenzioni dettate dai generi, riuscendo a risultare decisamente personale e intimo. Hypomanie è il progetto solista di S., già visto all’opera in gruppi come Isa e Deep-Pression (questi ultimi da poco ospiti del sito con l’ultima uscita Postmortem). Come accennavo all’inizio questa proposta si distacca totalmente dai nomi sopracitati e, leggendo alcune opinioni sui precedenti lavori (A City In Mono è il secondo full), ho già notato l’assegnazione di etichette quali “Post Black”, “Post Punk”, “Shoegaze” e similari. Francamente ritengo che il più delle volte sia un’inutile perdita di tempo tentare di schematizzare la musica.

Ciò che Hypomanie ci presenta è una sensibilità delicata e rilassante, ma che allo stesso tempo lascia sul suo passaggio una scia di vaga desolazione. In alcuni punti può ricordare Alcest (che disgrazia), anche se in questo caso le sensazioni evocate sono molto più concrete e precise evitando fortunatamente quelle che (almeno per il sottoscritto) erano le tediose e inconcludenti divagazioni messe in atto da Neige. A City In Mono non è un platter movimentato, quanto più un flusso costante e ben calibrato di emozioni. Quando fanno la loro comparsa, i synth sono eterei ed avvolgenti, mentre il basso scandisce ottimamente il mood dei pezzi con la sua presenza pulsante e riempitiva. È difficile fare distinzioni o privilegiare delle tracce, siano le nervose atmosfere di “You Never Gazed At The Clouds”, il soffice e malinconico incedere di “She Couldn’t Find A Flower, But There Was Snow” o i delicati e intimi arpeggi della title-track. L’ascoltatore si ritrova completamente immerso in questa ambientazione surreale e quasi onirica, arrivando a godersi il disco nella sua completezza.

Forse dimentico di dirvi qualcosa… ah sì, è un album completamente strumentale, cosa che per alcuni potrà risultare ostica, ma che in questo contesto è invece una scelta perfetta che permette al feeling musicale di avvolgere in tutta la sua completezza. Ecco, ora ho proprio finito. L’unico consiglio che posso darvi è di provare questo lavoro. Probabilmente farà storcere il naso a molti e, allo stesso modo, entusiasmerà molti altri. Quel che è certo è che, per scoprire quale delle due reazioni potrà suscitarvi, non potrete far altro che ascoltarlo.

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