Iatagano - You Didn't Ask For It, But It's There | Aristocrazia Webzine

IATAGANO – You Didn’t Ask For It, But Now It’s Here

Gruppo: Iatagano
Titolo: You Didn’t Ask For It, But Now It’s Here
Anno: 2024
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. The Great Goat Escape
  2. Supervaxxxer
  3. Metal Is 4 Beautiful People
  4. Homophobophile
  5. Leftover Rock
  6. GOOD BOI
DURATA: 00:16:47

Tredici anni fa o poco più, i Red Jumpsuit Apparatus si chiedevano in maniera ossessiva dove fossero gli eroi. I nostri potenti mezzi attuali ci consentono di dare una risposta a questo annoso interrogativo, affermando cioè che i veri eroi non sono coloro che indossano un mantello o sparano ragnatele, ma quelli in grado di placare una sete di conoscenza e innalzamento morale che noi mortali non sapevamo di avere e di cui non riusciremo più a fare a meno. Tra queste figure che potrebbero tranquillamente assurgere all’Olimpo dei salvatori dell’umanità, oggi mi sento di annoverare anche gli umbri Iatagano, che a gennaio hanno pubblicato il loro primo EP You Didn’t Ask For It, But Now It’s Here.

L’opera in questione è decisamente di durata ridotta (appena sedici minuti), ma si rivela tutt’altro che scarna: i sei pezzi che la compongono rivelano fin da subito un’attitudine al sano delirio, una volontà di svicolare dai rigidi schemi della realtà e anche una passione per l’assurdo che si nasconde all’interno di fatti realmente accaduti, ma che sembrano totalmente fantasiosi. Due esempi sono rappresentati da “The Great Goat Escape” e “GOOD BOI”, rispettivamente il primo e l’ultimo brano dell’EP.

“The Great Goat Escape” riprende un fatto realmente accaduto in Nigeria, dove la polizia locale ha arrestato una capra, sospettata di aver tentato il furto di un’auto e di essere in realtà uno stregone capace di assumere sembianze animalesche; “GOOD BOI” ripercorre invece la vicenda di un cane vissuto a Parigi nei primi anni del Novecento, il quale si dilettava nel gettare ignari bambini nella Senna, per poterli poi recuperare e ricevere in premio un pezzo di carne (la storia è narrata su IFL Science). Oltre a questi avvenimenti talmente assurdi da sembrare inventati, gli Iatagano si dedicano anche a problematiche inerenti all’attualità: in questo senso, si passa da disamine acute e taglienti sui no-vax (“Supervaxxxer”) all’annosa questione della beltà dei frequentatori di concerti metal (“Metal Is 4 Beautiful People”).

Contenuti anticonvenzionali come quelli di You Didn’t Ask For It, But Now It’s Here richiedono sonorità che sappiano uscire dagli schemi allo stesso modo, e anche in questo senso gli Iatagano non deludono affatto. Il loro sound è un mix succoso, espressivo e a tratti schizofrenico, che mi ha ricordato parecchio una fusione post-hardcore tra Melvins, Maximum The Hormone e le linee vocali del Serj Tankian degli anni Novanta, mentre alcuni momenti mi hanno fatto pensare anche ai Dead Kennedys di “Frankenchrist”.

Imprevedibile e sicuramente mai banale, la prima uscita degli Iatagano mostra come il famoso paradigma della profezia che si autoavvera abbia un’applicazione tangibile anche nella realtà: You Didn’t Ask For It, But Now It’s Here è in mezzo a noi e, una volta ascoltato, sarà difficile smettere di apprezzarlo e riascoltarlo per coglierne tutte le sfumature.