IBLIS – Menthell

IBLIS – Menthell

Informazioni
Gruppo: Iblis
Titolo: Menthell
Anno: 2012
Provenienza: Polonia
Etichetta: D.T.M. Productions
Contatti: http://www.myspace.com/nuklearrocknroll
Autore: Mourning

Tracklist:
1. White Claudia
2. 12 Sycamores
3. Menthell
4. Poison In Your Food
5. Don’t Eat My Legs
6. Origin
7. Bill Skins Fifth

DURATA: 31:01

C’erano una volta gli Iblis, magari non li ricorderete ma nel 2010 fu recensito il demo della band polacca “Nuclear Rock’N’Roll” che proponeva come da titolo un black’n’roll energico e melodicamente affine al sound della propria scena nazionale, bene quella formazione è defunta.
Come l’araba fenice risorge dalle sue ceneri, così gli Iblis, senza cambiare monicker né stravolgere la line-up, per altro rimasta uguale a quella che compose ed eseguì quel lavoro, ritornano alla luce del sole con un disco, “Menthell”, prima opera in formato full-lenght che per concettualità e stampo stilistico si allontana in maniera siderale dalla vecchia identità attraversando lidi legati all’avanguardia e ammirando il passato che rese il “nero” celebre.
Gli Iblis sono da elogiare per svariati motivi, intanto parlando di un passo pretenzioso e decisamente inaspettato hanno deciso di puntare su di una release dalla durata contenuta di poco superiore alla mezzora. I pezzi sembrano essere nati da una furiosa collisione fra Celtic Frost, i Root d’inizio carriera, i Dhg della fase sperimentale, che comprende “Satanic Art” e il successivo masterpiece “666 International”, sino a includere tecnicismi sullo stile dei Disharmonic Orchestra, con un’esplosione continua di sensazioni che scaturisce dall’eclettica impostazione a essi fornita e da una consistente spinta death/black a rinvigorirne il vissuto.
La chitarra di Borsuk è in costante bilico fra movenze thrash “annerite” e ridondanze classiche dell’area post, il basso di Traktor è martellante poi scatenatamente funky o raffinato fra il progressive più liquido e il jazzato, unendosi allo scandire ritmico impazzito della batteria di Szafot che blasta, riempie l’atmosfera con cambi di tempo e un dinamismo in evoluzione perenne. Tutto ciò in alcuni frangenti mi riporta alla scuola tedesca di casa Zeitgester, label nella quale militano fra i tanti i Valborg.
Innegabile che in questo dipinto sonoro così stravagantemente “conosciuto” la voce abbia un ruolo fondamentale e Zgred lo ricopre dimostrando di essere a proprio agio: è cantilenante, oscuro, inquietante e dotato di quel pizzico di follia che serve sempre per aggiungere un po’ di “pepe” alla prestazione.
Il platter è vivace, è schizofrenico, è malatamente coinvolgente tanto che consigliare un brano piuttosto che un altro sarebbe quasi una perdita di tempo, penso però che “Don’t Eat My Legs” sia l’emblema di quanto gli Iblis siano mutati e nel gettar via la pelle ormai inutile direi che ci abbiano guadagnato e non poco.
Non fermatevi al primo giro nello stereo e non cadete nell’errore di prendere sottogamba “Menthell”, ciò che vi è noto è solo il punto di partenza, poi dovrete scavare al di sotto ed è là che troverete le piccole ma intriganti varianti che fanno di quest’album un potenziale (e anche qualcosa di più) acquisto per gli appassionati del genere. Bentornati Iblis!

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