Tra metalcore e post-rock, il debutto indeciso degli Ibridi

IBRIDI – Hollow Empire

Gruppo:Ibridi
Titolo:Hollow Empire
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Intro
  2. Let Me Down
  3. Get Out
  4. Too Late
  5. Hell Before My Eyes
  6. Breaking Me Down
  7. Apnea [traccia bonus]
DURATA:24:50

Hollow Empire è il disco che non vi aspettereste di trovare su Aristocrazia Webzine. Certo, in passato c’è stato chi ha scritto per noi addirittura di Vasco Rossi, ma qui il discorso è un altro: gli Ibridi, formazione campana nata poco più di due anni fa, suona metalcore; e se c’è una cosa che fa storcere il naso ai metallari, questa è il metalcore. Ciò detto, il quartetto ischitano pare avere delle potenzialità se non addirittura qualche asso nella manica, per cui, chiudendo un occhio (o tappandosi un orecchio) sul fatto che si dedichi prevalentemente al posercore, diamo il via a questa missione esplorativa.

Nati nel 2017 e con all’attivo tre EP di cui uno esclusivamente dedicato alle cover, non si può dire che i ragazzi se ne siano stati con le mani in mano negli ultimi anni. In questo tempo, infatti, hanno lavorato sulla propria tecnica e ampliato le proprie influenze, definendo la formazione e tirando fuori dal cilindro lo scorso anno Hollow Empire, il secondo EP, le cui sette tracce includono anche la rivisitazione del pezzo introduttivo del loro precedente Tape Side – A, intitolato “Apnea”. La cifra stilistica degli Ibridi è facilmente riconoscibile da chiunque ascolti un briciolo di metal-metalcore leggermente più mainstream: tra momenti di nostalgia verso i primi 2000 (come quel tono da primi Linkin Park in “Too Late”) e mix di riff post-rock su basi di elettronica al limite della dubstep, la proposta è anche abbastanza personale. Certo, i piripiri delle tastiere di “Get Out” sono davvero discutibili e con molta probabilità faranno venire la nausea al più intransigente degli ascoltatori, tuttavia è anche altrettanto probabile che quel tipo di persona non arrivi neppure a leggere queste parole, allontanata dalla mia iniziale premessa; un errore che sono certo sarà stato commesso anche quando, a suo tempo, scrissi dei Led By Vajra.

Certo è anche vero che, oltre alle band già citate, i Nostri si ispirano piuttosto apertamente a quel filone che oggigiorno alcuni chiamano post-metalcore (tra i cui esponenti troviamo Architects e Bring Me The Horizon, ad esempio) così come anche, per melodie e americanismi, ad Alter Bridge e Avenged Sevenfold; ciò nonostante, gli Ibridi sanno tenersi a distanza di sicurezza dall’essere derivativi. Sebbene i primi quattro o cinque brani offrano una prova positiva ma al contempo non particolarmente entusiasmante delle qualità dell’ibrido campano, è nelle ultime due tracce che, a conti fatti, possiamo scorgere il vero potenziale del quartetto. “Breaking Me Down” si affida in maniera molto più decisa al post-metal e alza di molto l’asticella, a tratti richiamando alla mente dell’ascoltatore nomi come quello dei The Ocean, mentre la conclusiva nonché strumentale “Apnea” concilia quasi piacevolmente post-rock (nello stile dei Mono e dei Russian Circles) e quegli ultimi residui di metalcore sopravvissuti fino a questo punto in un patchwork che lascia ben sperare per il futuro.

Sono sicuro al 100% che il lettore medio di questa webzine non troverà pane per i suoi denti qui, come a suo tempo — probabilmente — solo una manciata di voi avrà apprezzato le mie lodi nei confronti di Psyche. La cosa divertente è che, da un certo punto di vista, il lettore medio in questo caso non avrebbe neppure tutti i torti, perché parliamo di una band alle primissime pubblicazioni e con il piede in due scarpe.

Ce n’è di strada da fare ma le potenzialità espresse dagli Ibridi con Hollow Empire (e nello specifico dagli ultimi due brani del lotto) non sono da sottovalutare. Sufficienza piena, ma solo sulla fiducia: dovranno darsi da fare e decidere da che parte stare, altrimenti il rischio che corrono è quello di finire tra le tante altre band metalcore in circolazione o, peggio, tra gli indecisi.

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