ICED EARTH – The Crucible Of Man

 
Gruppo: Iced Earth
Titolo: The Crucible Of Man
Anno: 2008
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Steamhammer
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TRACKLIST

  1. In Sacred
  2. Behold The Wicked Child
  3. Minions Of The Watch
  4. The Revealing
  5. A Gift Or A Curse
  6. Crown Of The Fallen
  7. The Dimensional Gauntlet
  8. I Walk Alone
  9. Harbinger of Fate
  10. Crucify The King
  11. Sacrificial Kingdoms
  12. Something Wicked (Part 3)
  13. Divide And Devour
  14. Come What May
  15. Epilogue
DURATA: 59:09
 

Vecchie strade si chiudono, ma non se ne aprono di nuove, in questo disco che vede — finalmente — il mai abbastanza lodato Matt Barlow nuovamente dietro il microfono degli Iced Earth e in forma smagliante. Con "The Crucible Of Man" si chiude infatti il cerchio, iniziato la bellezza di dieci anni fa con quel "Something Wicked This Way Comes" che tanto rapì i fan del gruppo floridiano, riguardante il concept passato alla storia come "Something Wicked".

Nessuna nuova strada viene intrapresa, appunto, poiché ciò che ci si trova davanti è un prodotto molto pensato, molto complesso, ma che non apporta alcun cambiamento né alcuna novità alla proposta, dopo una decade ormai un po' stantia, del gruppo in questione. Le tredici tracce del disco, intro e outro escluse, scorrono via senza problemi, nonostante la durata mediamente elevata (si parla di circa un'ora di registrazione, nella sua interezza), ma sono poche le cose che fanno subito breccia nell'ascoltatore. La palese e nota tendenza di Jon Schaffer alle composizioni vagamente prolisse si sente tutta in questo decimo album, e ciò è purtroppo il marchio di fabbrica e insieme il più grosso limite della band.

Certamente, è logico che l'approccio sia differente rispetto a quello usato dieci o quindici anni fa, e questo si tramuta in brani più elaborati e meno furiosi rispetto ai classici, tuttavia è altrettanto onesto ammettere che ciò che più di tutto ha risentito di questa maturazione personale di Schaffer è l'incisività stessa della musica. Non mancano i pezzi ottimi, che rimangono subito in testa, quali la compatta "I Walk Alone" o la conclusiva "Come What May", o brani più melliflui ed emotivi come "A Gift Or A Curse", così come è inappuntabile la magnifica prestazione vocale di Barlow lungo tutto l'incedere del disco, però è evidente come siano lontani i livelli di spontaneità di qualche anno fa, a favore di un moralismo a volte esageratamente ostentato a livello testuale.

In definitiva, questa conclusiva parte del concept è un po' troppo priva di mordente, viste le capacità degli artisti in questione, nonostante non si tratti certo di un lavoro cestinabile a priori. La speranza è che con questa formazione e le — seppur poche — buone idee impresse su questo dischetto, gli Iced Earth siano in grado di voltare pagina e creare qualcosa di nuovo.

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