ICHOR – Hadal Ascending

Gruppo:Ichor
Titolo:Hadal Ascending
Anno:2018
Provenienza:Germania
Etichetta:WOOAAARGH / Unholy Conspiracy Deathwork
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TRACKLIST

  1. Paradise Or Perdition
  2. Tales From The Depths
  3. Black Incantation
  4. In Ecstasy
  5. A Glowing In The Dark
  6. Black Dragons
  7. Architect Of The Portal
  8. The March
  9. Children Of The Sea
  10. Conquering The Stars
DURATA:42:54

Nell’affollato mondo del death metal — come del resto in quello di altri sottogeneri — è diventato sempre più difficile distinguersi; le cause non sono da rintracciare esclusivamente negli evidenti limiti d’ispirazione e, quindi, di scrittura (per esempio, riff usciti da una fotocopiatrice), ma anche — e forse soprattutto — nelle questioni di natura tecnica, e mi riferisco in particolare alle fasi di produzione e masterizzazione. Gli Ichor sembrano aver preso le necessarie contromisure su ambo i fronti, affinando il processo compositivo e, grazie all’impegno congiunto di Wooaaargh e Unholy Conspiracy, pubblicando un disco prodotto con tutti i crismi.

Hadal Ascending, che si ricollega ai precedenti Benthic Horizon (2010) e Depths (2014) — entrambi usciti su Bastardized Recordings — per quel che riguarda il concept sottomarino, vede gli Ichor immersi nella hadal zone (la cui etimologia deriva da Ade, il regno dei morti della mitologia greca), narratori degli scontri fra umani, gorgoni e altre mostruosità degli abissi. Il songwriting è in crescita, lo testimoniano i brani ricchi di sfumature e cambi di ritmo che mantengono alta la tensione per l’intera durata del disco: fra i dieci spiccano “In Ecstasy”, un condensato di tutto ciò che di buono (e di bruttissimo) sa fare il quintetto tedesco; la complessa “Architect Of The Portal”; tutto il finale dell’album che, a partire dall’intransigenza tutta mani in faccia della prima metà “The March”, passa per le inflessioni deathcore di “Childrean Of The Sea”, fino alla conclusione atmosferica di “Conquering The Stars”.

Come detto in apertura, gli Ichor sembrano aver ingranato la marcia per il definitivo e doveroso salto di qualità che avevamo subodorato con il precedente Depths. La registrazione e la produzione eseguite allo Hertz Studio in Polonia — che ospita regolarmente Behemoth, Vader e Decapitated, fra i tanti — e l’artwork, firmato ancora una volta Pär Olofsson, sono le ciliegine su una torta a base di mazzate e topping verde fluo.

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