ICONOCLAST – Denunciation Of Utopia Beyond The Grave

 
Gruppo: Iconoclast
Titolo:  Обличение загробной утопии (Denunciation Of Utopia Beyond The Grave)
Anno: 2013
Provenienza: Rybinsk, Russia
Etichetta: Casus Belli Musica
Contatti: Facebook
 
TRACKLIST

  1. Обличение загробной утопии
  2. Доскопоклонное право
  3. Мертвоточение лика небесного
  4. Миропоражение
  5. Чернейшей души моей признание
  6. Морфология преднамеренного погребения
  7. Саморазложение Бога
  8. Обречение на печаль безутешную
DURATA: 37:27
 

Nel calderone di scempiaggini più o meno aberranti cui l'utilizzo di flauti e violini ha dato vita all'interno dei sottogeneri del metal (specialmente, ma non solo, nell'est Europa e nei Paesi d'influenza sovietica), il marchio Casus Belli Musica ha sempre avuto pochissimo spazio, riuscendo ogni volta a presentare al pubblico prodotti di una certa caratura e "sobrietà", rifuggendo le facilonerie pacchiane e al limite del ridicolo che spesso vanno associate al filone black-folk "russo o giù di là".

Per quanto gli Iconoclast (progetto al cui interno militano membri di Oprich e Smuta) di folk abbiano poco o nulla, è un piacere affermare che, anche in questo caso, la casa discografica di Dmitry Levashov, nel caso specifico la sotto etichetta Electrica Caelestis, ha investito in un lavoro gradevolissimo. Non fosse per il foglietto di accompagnamento recante le informazioni per la stampa, non avrei la minima idea di come l'album si intitoli, visto che nel libretto tutto, come sempre, è scritto e descritto e riscritto in solo cirillico, lasciando poco margine di manovra a chi non mastica la lingua di Mosca.

Formazione attiva da un decennio, ma che giunge con questo album alla prima effettiva registrazione, gli Iconoclast sono autori di un black metal molto melodico e dai feroci rimandi ai My Dying Bride dei primi tempi. Otto brani (di cui un interludio strumentale) molto organici e di media durata compongono il debutto del quartetto di Rybinsk, sulle rive del Volga; si viaggia sempre a ritmi sostenuti, ma rari sono i veri momenti di furia, per quanto il doppio pedale della batteria sia una presenza pressoché costante. Il sound, come detto, è quello che ci si aspetta da una buona formazione dell'est, quindi molta melodia, chitarra "smussata" e mai troppo protagonista e, per impreziosire e rendere più personale la formula, niente tastiere, ma un violino al loro posto. Proprio questo è lo strumento che fa pensare alla succitata formazione di Aaron Stainthorpe, nonostante, al di là di alcuni richiami anche abbastanza marcati, ciò non mi paia sufficiente per etichettare la formazione come black-doom, come viene invece definita sulle poche pagine Internet che ne parlano. D'altronde, un violino non basta a definire il genere di un gruppo, in particolare laddove tutto il resto punta verso altri lidi.

Ciononostante, il problema è puramente formale, di classificazione, giacché "Обличение загробной утопии" rimane un lavoro concreto e godibile, che non mancherà di sorprendere gradevolmente chi sia in cerca di un disco di facile presa, dalle chitarre "molli", melodie melliflue e di piacevole fattura.

 

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