IMAGO MORTIS – Ars Obscura

IMAGO MORTIS – Ars Obscura

Gruppo:Imago Mortis
Titolo:Ars Obscura
Anno:2009
Provenienza:Italia
Etichetta:Drakkar Productions
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TRACKLIST

  1. Nox Perpetua
  2. Summa Regina Mortorum
  3. Ars Obscura
  4. Cassa Morta
  5. Mortis Pestilentia
DURATA:51:24

L’autunno è alle porte e con esso si manifesta il ritorno degli Imago Mortis, storica band del panorama black metal italiano attiva sin dal lontano 1994. A tre anni dall’ottimo Una Foresta Dimenticata e dopo la ristampa su cd del demo Mors Triumphalis (risalente al 2001), la realtà bergamasca presenta Ars Obscura, album che — con le sue sei lugubri litanie — ci proietta in una realtà apparentemente remota e arcaica, eppure molto più familiare e quotidiana di quanto immaginiamo.

Ars Obscura è una celebrazione della Morte, abilmente personificata nei testi di Abibial, che si fa portavoce delle sue manifestazioni, del suo sapere millenario e della vibrante attesa nel portar via l’ultimo rantolo. Il sound degli Imago Mortis gela letteralmente il sangue nelle vene e come non mai. Le chitarre veloci e ossessive scarnificano qualsiasi cosa trovino sulla loro strada, affilate e dotate di un retrogusto plumbeo. Abibial sa farsi magistralmente interprete, attraverso il suo screaming spettrale e ruvido, degli encomi alla morte narrando le sue storie, i riti blasfemi che si consumano all’ombra della Luna e lontano dalle mura cittadine.

Si aprono le danze con “Nox Perpetua”, introdotta da una strofa sussurrata molto efficace nel creare una sensazione di attesa e tensione, per poi sfociare in un riffing serrato e tagliente, sostenuto da una batteria martellante e da accordi sinistri e ipnotizzanti ai quali si aggiungono dissonanti arpeggi dal candido tocco. “Summa Regina Mortuorum” è aperta da un incedere cupo e snervante che lascia poi spazio al gelido turbinio delle chitarre, abili nel ricreare trame macabre ed eteree allo stesso tempo. Non ci sono cali di tensioni o brani meni ispirati: il livello compositivo di Ars Obscura è davvero alto, basti ascoltare proprio l’omonima traccia, variegata nella struttura ritmica e con trame di chitarra maestose e concitate al contempo. Sublime la lunga coda finale giocata su un soluzioni lente e asfissianti dal sapore doom, sorrette da funebri ragnatele sonore che vibrano sotto le invocazioni latine di Abibial, intento a recitare indicibili e occulti saperi. È poi la volta di “Cassa Morta” (caccia morta), brano dalla forte ascendenza scandinava, con testo interamente in bergamasco: le dinamiche veloci e incalzanti riproducono a meraviglia le movenze di immaginari inseguimenti tra alberi scheletrici sferzati dal vento e dalla neve, in cui la preda verrà portata allo sfinimento e a raccoglierla sarà madre Morte.

Gli ultimi due brani, “Pestilentia” e “1330”, sono legati sotto il profilo tematico, trattando del morbo della Peste Nera che imperversò in Europa dalla seconda metà del XIV secolo. “Pestilentia”, come da titolo, è avvolta da un alone malsano e tetro, che regala un senso di precarietà e sconfitta: micidiale nelle parti più rabbiose, presenta inflessioni pungenti e malefiche unite a un sentore di sciagura che si fa progressivamente più palpabile. L’epilogo dell’album, “1330”, è aperto da un sound maestoso che accompagna l’entrata in scena della Morte Nera, per poi incupirsi fino ad assumere tonalità funeste e angosciose. Quasi a sorpresa la parte finale della traccia assume le movenze di una ballata medievale (la prima volta che l’ho ascoltata leggendo il testo, il mio pensiero è volato a François Villon e alla sua “Ballata Degli Impiccati”, ma concepita alla rovescia, dal momento che qua invece che pregare Gesù Cristo c’è un totale abbandono alla morte e ai suoi “doni”), in un vortice incalzante e ossessivo che ci lascia precipitare verso l’oblio.

Da quanto avrete capito, Ars Oscura rappresenta per la sottoscritta uno dei migliori episodi di questo 2009 e l’ennesima conferma di come gli Imago Mortis siano tra le realtà più valide del panorama black metal italiano. I tre anni di silenzio da Una Foresta Dimenticata sono stati abbondantemente ripagati da questo lavoro che saprà emozionare sia i fan della band sia coloro che si avvicineranno per la prima volta alla realtà orobica.

«Beneandante ferma il tuo passo… scruta attento oltre il cancello!
Osserva la Dimora dei Morti!
I loro lumi vagano lungo le strade solitarie e i luoghi di immonde tragedie
Unirsi a loro significa sposare la caduta del tempo…
Accetta il loro dono, sii custode dei loro segreti!
Affinché il nuovo arrivato possa portare il peso della Non Morte!»

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