IMMER – Death March

 
Gruppo: Immer
Titolo:  Death March
Anno: 2010
Provenienza:  Repubblica Ceca
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Death Train
  2. Seven Deadly Sins
  3. Siberia
  4. Seppuku
  5. Blood For Blood
  6. Girls Dances Rock
  7. Jawns
  8. Miscarriages Of Justice
  9. Welcome To Paradise
  10. The River Flows In Rhythm Blues
  11. Poker With Fate
  12. Death March
DURATA: 52:09
 

I cechi Immer si rifanno vivi a distanza di due anni dal debutto "Ash To Ash & Dust To Dust" che ne aveva visti passare ben quindici prima d'arrivare alle stampe. Non è una formazione di novellini, i musicisti in questione sono in giro ormai dal lontano 1992 e, pur avendo lasciato parecchi anni alle loro spalle, con quest'ultimo "Death March" confermano la buona qualità compositiva bissando la prestazione positiva del precedente lavoro.

Cinquanta minuti di death metal di stampo quasi prettamente floridiano, l'influenza nel riffing degli Obituary è palese anche se echi di Bolt Thrower e Hail Of Bullets percuotono il suono, questo per quanto riguarda le tracce più classicamente legate allo stile base, perché all'interno vi è molto di più. Il suono tagliente è pulito quanto basta a far spiccare i brani che, con costruzioni non troppo complesse e con l'additivo death'n'roll d'annata in mode on, si prestano a un doveroso quanto godereccio headbanging.

Dall'accoppiata iniziale composta da "Death Train" e "Seven Deadly Sins" compatta e impostata con il piede che si diverte alternando brevi accelerazioni a dosi massicce di groove, passando per episodi quali "Welcome To Paradise", "Siberia" — adornati dalla presenza della voce femminile posta al ruolo non ingombrante di comparsa — "Poker With Fate", nella quale il piano presenzia delicato, e il coinvolgimento che ne conviene da una "Girls Dance Rock" — dal titolo sembrerebbe più appropriata ai Motley Crue — o dalla marchiata blues "The River Flows In Rhythm Blues", l'album scorre portando con sé la voglia di sbatacchiare sino all'aspra conclusione affidato al sobbalzo finale a titolo "Death March".

Una prova irriverente quella degli Immer, miscelano i vari stili senza scadere in stupide inflazioni svogliatamente catchy. È veramente buono il lavoro di sei corde da parte di Denis Khabibullin e l'esecuzione dietro il microfono di Thomas Sikora che in certi frangenti ricorda Martin Van Drunen — e per il sottoscritto è un +1 —, aggiungete della basi a cui lo stesso Sikora al basso e il batterista Ivo Rezac forniscono il groove e la prestanza per rapportarsi più che discretamente con il riffing e una solistica che in più occasioni si mostra in piacevoli apparizione e il gioco è fatto.

"Death March" è un disco che si fa apprezzare in maniera diretta, non ha bisogno di troppi ascolti per essere assimilato e lo si deve prendere per ciò che è. Non farà la felicità degli integralisti, ma di motivi per stare allegri con un lavoro simile a far compagnia ce ne sono e non pochi.

 

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