Impalement - The Impalement

IMPALEMENT – The Impalement

Gruppo:Impalement
Titolo:The Impalement
Anno:2020
Provenienza:Svizzera
Etichetta:Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. The Impalement
  2. The Tombs Of The Saints
  3. Within The Court Of Rats
  4. Alma Pater
  5. I Am All
  6. Satan’s Fire In My Eyes
  7. Thus Spoke I – Götzendämmerung
DURATA:43:04

Che la scena black metal svizzera fosse ricca di nomi validi era indubbio. Se di Bølzer e Schammasch, però, già si parla da un decennio o giù di lì, degli Impalement ancora si dice poco e nulla. Certo, il progetto del solo Beliath (in forza ai tedeschi Mor Dagor e, dal vivo, agli oltranzistissimi Nargaroth) ha preso definitivamente forma solo quest’anno, ma le sue origini risalgono — stando al documento informativo fornitomi — agli inizi dello scorso decennio, più o meno tra l’uscita di Sic Lvceat Lvx e Roman Acupuncture delle due band connazionali citate. The Impalament, per certi versi, non prende estremamente le distanze dall’approccio muscolare delle altre realtà alpine, però lo integra molto piacevolmente traendo riferimenti stilistici da nomi come quello dei Dark Funeral, senza che si tratti di un piatto esercizio di stile.

Nei suoi tre quarti d’ora scarsi, il debutto della one man band svizzera dimostra un certo gusto negli arrangiamenti, nella scelta delle melodie e dello stile lirico. The Impalament, che per una sorta di inside joke non finirà mai di ricordarmi “The Lament” dei Tribulation, è un disco tutt’altro che da ridere. Per registrarlo, infatti, Beliath ha deciso di fare affidamento a un turnista semi sconosciuto che porta il nome di Florian “Torturer” Klein (uno senza la minima esperienza sulle spalle, eh: mica se n’è stato in giro con gente tipo Bethlehem e Belphegor) e, non pago del risultato già adeguatamente agghiacciante, ha fatto fare una comparsata anche ad altri due personaggi assolutamente non noti. È il buon Helmuth dei già nominati Belphegor a firmare l’assolo della delicatissima “Satan’s Fire In My Eyes”, mentre l’ex corista e collaboratrice di Cradle Of Filth e Therion, Sarah Jezebel Deva, ha dato voce ad alcuni dei versi più oscuri di “I Am All”.

La prima prova degli Impalement, a conti fatti, è davvero convincente, perché spogliata del valore aggiunto dettato dalla presenza degli ospiti possiede una personalità ben definita. Il mix di black e death metal proposto da Beliath, infatti, è veicolo e simbolo del più sulfureo e sataniello dei messaggi, incarnato sia nelle dinamiche iper-spinte della batteria di Torturer che nel tremolo pick, negli arpeggi caustici e nei gutturalismi del cantato. Le sette tracce si presentano così come veri e propri inni alla de-cristianizzazione del mondo, impregnate di un satanismo autentico e genuino. Certo, non mancano neppure i riferimenti letterariamente elevati a L’Impalamento: la conclusiva “Thus Spoke I – Götzendämmerung”, infatti, allude direttamente a Il Crepuscolo Degli Idoli e Così Parò Zarathustra di Nietzsche; non a caso la frase chiave «Gott ist Tod» viene ripetuta a più riprese all’interno del testo.

In definitiva, chiunque fosse alla ricerca di un nuovo nome in ambito black-death, dovrebbe tenere a mente gli Impalement. Perché, per quanto la sua copertina (opera del tatuatore cileno Carlos “Blak Shadows” Aguilar) sia effettivamente un po’ stereotipicamente cringe, con morti — sorpresona — impalati, un signor caprone alato ferocemente autoritario e donne molto poco vestite squisitamente posate su un mare di serpenti poco curiosi, The Impalament resta un gran bel pezzo di debutto.

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