INBORN SUFFERING – Wordless Hope

 
Gruppo: Inborn Suffering
Titolo:  Wordless Hope
Anno: 2006
Ristampa:  2012
Provenienza:  Francia
Etichetta: Solitude Productions
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TRACKLIST

  1. This Is Who We Are
  2. Inborn Suffering
  3. Monolith
  4. The Agony Within
  5. As I Close My Eyes
  6. Stygian Darkness
  7. Thorn Of Deceit
  8. The Affliction Corridor
DURATA: 01:04:08
 

Per i francesi Inborn Suffering il 2012 è l'anno della rinascita, la band ha da poco pubblicato il secondo album "Regression To Nothingness", del quale tratteremo più in là, e vede ristampato il debutto "Wordless Hope", entrambi i lavori escono sotto l'egida della russa Solitude Productions.

Come ha inizio la storia di questo gruppo transalpino? Dopo un solo demo rilasciato nel 2005, arriva quel primo capitolo che divide le schiere di ascoltatori, un platter che indubbiamente e senza mezzi termini si rifà alla vecchia scuola anni Novanta con il trio di maestri incontrastati del periodo: i britannici Paradise Lost, My Dying Bride e Anathema a fare da carro trainante per la composizione e lo stile esposto in bella mostra, impossibile poi non riconoscere echi dei Katatonia che furono.

Il mix è rigorosamente servito in otto tracce, dove per la lunghezza di più episodi, le evoluzioni ritmiche interne degli stessi, l'uso di strumentazione extra metal (si vedano il violino e il flauto a cura delle ospiti Archcana Selvarajah e Diane Bessis) e le infiltrazioni gradevoli della voce femminile di Heloise Bernard in "Thorn Of Deceit" sembrano volutamente non volersi distaccare da quell'aura grigia e pressante che il gothic/doom dell'era iniziatica avrebbe trasmesso ai propri adoranti followers. Perché utilizzare il termine follower per gli Inborn Suffering? Perché per quanto "Wordless Hope" sia un buonissimo esempio di come si suoni, realizzi e interpreti questo tipo di sound, fra le leve più recenti spiccano realtà come i Draconian e i Saturnus: i primi per l'impasto fra melodie e malinconia, i secondi per le atmosfere cupe e altamente in grado di riprodurre dei veri e propri dipinti in musica. I francesi hanno un paio di punti in comune con entrambe, l'elemento che al tempo rimaneva celato all'interno di una composizione convincente ma sin troppo conosciuta era quella personalità che stentava a farsi riconoscere. Ascoltare questo disco a distanza di sei anni dalla sua uscita originale non cancella quest'unica eppure rilevante pecca.

I motivi per i quali un disco simile dovrebbe entrare a far parte della vostra collezione e quindi dovreste approfittare di questa ristampa? Sono impliciti in ciò che ho scritto antecedentemente, la derivazione sarà anche forte ma è impensabile non trovare un posto a una prestazione eseguita, prodotta e creata in maniera così piacevolmente anni Novanta. Posso comprendere che magari non lo si ascolterà tutti i santissimi giorni, una volta però tirati fuori dallo scaffale gli Inborn Suffering non vi deluderanno perché andrete incontro a un amico che lo è da tempo immemore e al quale perdonate le piccole mancanze. La musica e l'amicizia hanno le loro similitudini, in un caso come questo stringere un rapporto con "Wordless Hope" è andare sul sicuro, nel momento del bisogno sarà sempre al vostro fianco.

 

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