INCASSUM – Rite Of Passage

 
Gruppo: Incassum
Titolo:  Rite Of Passage
Anno: 2012
Provenienza:  Inghilterra
Etichetta: Rocksector Records
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TRACKLIST

  1. Cut Loose
  2. Redemption
  3. Blood Soaked Banner
  4. Born To Tears
  5. Daemons That Dwell
  6. Divine Rites
  7. Walk Alone
  8. Behold The Day
  9. World's Fear
  10. Tie My Hands
  11. Leave It Broken
  12. Forgotten People
DURATA: 57:13
 

I britannici Incassum sono in giro ormai da quasi una decade anche se la loro produzione discografia è alquanto ridotta, sinora vi era soltanto il mini "In Vain" (2008) a testimoniarne gli sforzi compositivi. Sono trascorsi quattro anni dall'uscita di quest'ultimo e la band torna in carreggiata con il debutto "Rite Of Passage", le cui coordinate stilistiche rimangono incentrate su quel death melodico dai gothic al proprio interno.

La formazione guidata dalla cantante Sharleen Kennedy ha confezionato una prestazione di buon livello, ma che sin da ora affermo difficile da apprezzare per i puristi della scena death dell'ambito melodico e per tutti coloro che hanno un'avversione totale per sonorità alla Arch Enemy.

A favore del gruppo inglese si pongono tre elementi: un songwriting particolarmente brillante, seppur ricco di déjà vu; la prestazione di Sharleen che se la cava più che discretamente con il growl/scream, ma che onestamente preferisco nelle linee pulite; una sezione ritmica abile nel puntellare i pezzi con cambi di tempo, inserimenti di blastato e accompagnamenti sempre alquanto dinamici.

Sfortunatamente la proposta rimane rinchiusa in un limbo fra la volontà di puntare sull'impatto e quella di sostenere l'animo più dolciastro e heavy. Due pezzi come "Blood Soaked Banner" e "Born To Tears" evidenziano la buona gestione di tali varianti, aspetti che rendono bene allo stesso modo e che tuttavia tenderanno a dividere i pareri di chi si approccerà all'ascolto.

"Rite Of Passage" non è un album debole, non contiene brani di scarso valore e in altrettanta maniera non è classificabile quale capolavoro né per innovazione né per le soluzioni applicate, anzi ci sono delle sbavature che gli Incassum avrebbero potuto evitare: il ringhio di Sharleen durante la sezione corale nel pre-finale di "Divine Rites" lo trovo francamente inutile, mentre l'acustica che da il via alla già citata "Blood Soaked Banner" e gli oltre due minuti lenti e carezzevoli di "Walk Alone" sono gradevoli, seppure questi ultimi sin troppo al limite col pop tanto da far sobbalzare dalla sedia molti true metaller che bestemmieranno alacremente contro tali scelte.

De gustibus non disputandum est? La si potrebbe risolvere così, è anche vero che se un disco viene presentato come appartenente al filone melodic death, si vorrebbe ascoltare quello stile, non che sia del tutto assente, diciamo che è meno presente di ciò che si pretenderebbe. Probabilmente gli Incassum sarebbero da inserire in un panorama ibrido che fa tanta gola al mercato musicale statunitense e che invece con maggior difficoltà attecchisce nei cuori degli appassionati metal europei di natura maggiormente conservatrice. Se questo sia un male o meno dipenderà dalla persona che vorrà dedicare tempo a un ascolto di tale tipologia.

Tirando le somme, abbiamo un quartetto di brani molto buoni ("Redemption", "Blood Soaked Banner", "Divine Rites" e "World's Fear"), altri due o tre episodi che ne seguono la scia e una produzione lievemente sporca che garantisce quantomeno veridicità alla prestazione strumentale più che soddisfacente dei musicisti, può bastare questo per interessarsi agli Incassum? La domanda è stata posta, a voi adesso dare la risposta.

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