INFECTION CODE – Fine

 
Gruppo: Infection Code
Titolo:  Fine
Anno: 2010
Provenienza: Italia
Etichetta: New Lm Records
Contatti: Facebook  Bandcamp
 
TRACKLIST

  1. Varnish
  2. All Colours
  3. Grey
  4. Collapse Of The Red Side
  5. Black Glue
  6. Cupe Vampe [cover CSI]
  7. Painting My Life
DURATA: 44:00
 

Devo ammettere la mia ignoranza questa volta: pur essendo della mia stessa regione non conoscevo gli alessandrini Infection Code e sono rimasto stupito quando ho scoperto che "Fine", il disco di cui vi sto per parlare, era il loro quarto full. La presentazione scritta dal gruppo per questo lavoro mi preannunciava già che probabilmente non sarebbe stato un album così immediato e infatti così è stato. "Fine" è un concentrato di influenze e stili che sarebbero forse riassumibili cercando di immaginare un incontro tra l'anima più sperimentale dei Neurosis e i Godflesh, il tutto spruzzato con un'abbondante dose di Noise.

Il disco si apre con "Varnish", una caotica e malata litania dai contorni disturbanti che si sviluppa su un tappeto di percussioni, un'ottima introduzione nel mondo schizoide degli Infection Code. "All Colours" e "Collapse Of The Red Side" sono invece brani costruiti per lo più sopra a delle nevrotiche sezioni Noise unite a dissonanti tratti Post e Industrial fino a formare un risultato interessante, sebbene forse non ancora abbastanza d'impatto quanto sarebbe lecito aspettarsi. "Grey" è il capitolo decisamente migliore dell'intero platter, un lungo episodio fumoso ed estraniante, esplicato molto bene dal colore che gli da titolo, e arricchito da momenti vocali non troppo distanti da alcune scelte messe in atto a suo tempo da Jonathan Davis nei primi dischi dei Korn. Cambia invece il canovaccio con "Black Glue", un pezzo che alterna efficacemente una sorta di brutale intransigenza a spazi melodici che rendono più marcato il contrasto di una natura divisa tra aggressività e intime riflessioni. Un plauso va fatto allo splendido lavoro sintetico e asettico operato per coverizzare "Cupe Vampe" dei CSI, il preludio antecedente a "Painting My Life" che, con il suo crescendo di elettronica, distorti nervosismi chitarristici, percussioni rade e vocals prima soffuse e poi rabbiose, chiude in maniera ottima "Fine".

Non dubito che questo album possa aver ricevuto, e possa continuare a ricevere, tante critiche così come tanti elogi. È un lavoro di non facile comprensione e assimilazione, ma personalmente sono convinto che, se trovata la giusta chiave di lettura, moltissimi possano apprezzarlo e non poco. L'alta natura sperimentale, unita a scelte stilistiche non certo convenzionali, potrebbero far storcere il naso a molti. Ritengo comunque che "Fine" sia un ottimo prodotto e che, come ogni creatura "diversa" dagli standard, non potrà mai mettere d'accordo tutti. L'unica cosa che rimane da fare è ascoltare questo disco cercando di aprire il più possibile la mente: sarete tra coloro che lo ameranno o tra coloro che non lo capiranno? C'è un solo modo per scoprirlo.

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