INFERNO (XII) – Septem Sermones

 
Gruppo: Inferno (XII)
Titolo:  Serpent Sermones
Anno: 2011
Provenienza:  Svezia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1.  Dream-Quest Of The Watcher
  2. Embrace The Dark
  3. Luce Nel Buio
  4. Seven Stars
  5. Rinse
  6. Light That Never Shapes
  7. Zi Dingir Ene Apsu Kanpa
  8. Spiritus Immundi
  9. Bastard Beneath
  10. Follow This Trail
DURATA: 01:04:17
 

Come si fa ad andar dietro a tutto ciò che vien fuori dal mondo musicale? Non si può, è una vera tragedia? No, probabilmente no ma quante perle uno si perde così? Tantissime, purtroppo non si possono avere il tempo e la possibilità di ascoltare qualsiasi cosa venga prodotta e quando si recupera un progetto valido è giusto parlarne. È il caso quindi che per chi non ne fosse ancora a conoscenza introduca gli Inferno (XII).

La realtà svedese in questione ho avuto modo di approcciarla con il secondo disco "Septem Sermones" (2011), non conosco infatti il debutto "First Circle" (2010), ma l'aver letto in line up il nome di Bob Ruben, batterista noto per la collaborazione duratura con Spice, ex singer degli Spiritual Beggars, in vari progetti quali Band Of Spice, Spice And The RJ Band, Kayser e The Mushroom River Band e la presenza dell'ex bassista dei Kongh Johann Göransson, in veste però di chitarrista dato che il compito dell'accompagnare Bob è stato affidato a Fredrik Sandberg degli appena sorti  Wrench, erano già motivazioni adeguate per approfondire la questione.

Il disco è un mastodontico esempio di come si possa suonare stoner/doom pesante, ruvido e complesso nel suo svolgere riuscendo a non annoiare mai l'ascoltatore, dieci pezzi la cui durata media gira intorno ai sei minuti. La melodia è greve, le sensazioni emanate si mantengono scure e scavano in profondità, c'è una sorta di compressione magmatica che prende piede nei frangenti più rozzi e una teatralità stravagante che s'infiltra con le note di pianoforte in una foresta di suoni che espande le sue radici scavando nel terreno e ricopre l'ascoltatore con una fitta e intricata ragnatela di rami, non facendo intravedere che spiragli di luce sommessa e non è forse un caso che il terzo brano s'intitoli "Luce Nel Buio".

Tutto è però da interpretare in maniera esclusivamente personale dato che neanche la copia originale e il suo libretto sono dotati di testi, vi è solo una citazione:

And we are seeing the Road of our temple yet man is so infinitely small, as
we are standing at the center of it all, we shall melt like wax before the flame

e quello che sembra essere il credo della band in parole che per comodità vi allego anche qui ma che potrete trovare nella pagina Facebook nella sezione info:

It is the monster of the under-world, a thousand-armed polyp, coiled knot of winged serpents, frenzy.
It is the hermaphrodite of the earliest beginning.
It is the lord of the toads and frogs, which live in the water and go up on the land, whose chorus ascendeth at noon and at midnight.
It is abundance that seeketh union with emptiness.
It is holy begetting.
It is love and love’s murder.
It is the saint and his betrayer.
It is the brightest light of day and the darkest night of madness.
To look upon it, is blindness.
To know it, is sickness.
To worship it, is death.
To fear it, is wisdom.
To resist it not, is redemption.

Entrambi evidenziano quanto l'uomo sia piccolo e impotente nei confronti della divinità e della natura, si percepisce nelle canzoni come le strutture valorizzino la parte più istintiva e brutale, lasciando ai brevi intermezzi puliti e alquanto inquietanti il compito di far trapelare sempre una forma di dubbio sulla direzione da intraprendere, ciò a esempio avviene in "Rinse".

Più ci s'immerge in "Septem Sermones" e più si rimane attratti dall'ipnotico sound che lo compone, "Spiritu Immundi" è un'interpretazione alquanto propria delle atmosfere doom con il pianoforte che continua a intrufolarsi con sprezzante disinvoltura e la voce di Lars Jönsson che graffia, costantemente graffia.

L'avere pochissime informazioni genera un alone di mistero sugli Inferno (XII), da cosa deriverà il nome? Dodicesimo capitolo dell'Inferno Dantesco? C'è altro dietro il titolo "Sette Sermoni"? E lo stupendo lavoro grafico a opera di Enrico Mazzone quale significato intrinseco possiede? Belle domande, ma prive di risposta.

Siamo dinanzi a un'uscita stoner/doom musicalmente d'altissimo livello, dotata di una gran personalità e un forte ascendente occult, se quindi non vi riteneste pronti ad affrontare un tipo di on air che richieda coinvolgimento, dedizione completa e una convivenza con l'orecchio che si aggiorni di passo in passo alla ricerca del dettaglio, se queste non fossero le vostre intenzioni, probabilmente "Septem Sermones" non entrerà a far parte dei vostri ascolti. I pochi che vi si addentreranno col tempo potranno invece godere di un particolare e unico viaggio, un pacchetto del quale l'acquisto è ovviamente straconsigliato.

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