INFERNO (XII) – The Call Of Kia

 
Gruppo: Inferno (XII)
Titolo:  The Call Of Kia
Anno: 2013
Provenienza:  Svezia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Call Of Kia
  2. Phantom Hold
  3. Spawn In The Tear
  4. Subramanya
  5. The Illusion Of Blake
  6. Which Burns Forever
  7. Snake
  8. Demon Food
DURATA: 01:01:10
 

Gli svedesi Inferno (XII) sono già stati ospiti graditi di Aristocrazia in due occasioni, il sottoscritto ha infatti avuto il piacere di potervi presentare i primi due lavori pubblicati, "First Circle" e "Septem Sermones", e non nega d'averne seguito le vicende nell'attesa di scrivere della loro terza opera, il cui titolo è "Call Of Kia". Il disco che aspettavo, quello che è a tutti gli effetti il loro secondo album, è finalmente arrivato. Per non farsi mancare nulla, l'evoluzione intrapresa passando dal demo che li ha fatti maturare alla notevole esplorazione sonora del debutto li ha ora portati verso una forma mutata e affinata.

Gli scandinavi modificano il tiro con continuità, sin dall'approccio iniziale viene evidenziata l'ennesima integrazione e maturazione riguardante l'aspetto compositivo, adesso ancor più che in passato concentrato nell'esposizione della musica. C'è una cura maggiore del dettaglio sia nel modo in cui le note vengono selezionate che nella coniugazione delle varie influenze facendo in maniera che le più classiche sonorità stoner-doom e sludge si fondino intimamente con le inflessioni progressive e gli aspetti rockeggianti, lasciando però immutate l'istintività, le melodie in evidenza e quella ruvidità di fondo che hanno sin qui caratterizzato le loro composizioni.

Se da un lato per varie ragioni tale crescita porta comunque alla ribalta il fatto che nomi noti di questo sfaccettato panorama musicale siano riscontrabili in qualità di influenze nel suono del quartetto (non li elenco perché in più occasioni saranno palesi all'ascolto), dall'altro gli Inferno (XII) danno prova di essere in grado di gestirle pregevolmente, creando una serie di canzoni che sia per ciò che concerne la muscolarità che per quanto riguarda le atmosfere risultano affascinanti e in possesso di una personalità magari non originale, ma quantomeno distinguibile dalla massa. Diventa quindi difficile prendere in considerazione una canzone piuttosto che un'altra, dato che ognuna ha in sé una motivazione specifica per la quale valga la pena ascoltarla e riascoltarla.

A dirla tutta, personalmente trovo che le rappresentazioni sonore dai tratti spiccatamente epici e da viaggio di "Spawn In The Tear" o di "Call Of Kia" e la successiva "Subramanya" potrebbero essere considerate come papabili candidate per il ruolo di hit; è però altrettanto vero che escludere l'aroma settantiano che si espande in "Phantom Hold", le fughe più dedite al doom contenute in "The Illusions Of Blake" e "Snake", il retaggio blues che si annida in "Which Burns Forever" e il fascino occulto della conclusiva "Demon Hood" non lo ritengo possibile, ripeto, la scelta è ardua. A proposito di quest'ultima: seppure sia ricollegabile per qualche circostanza occasionale a ciò che i Ghost hanno proposto, risulta decisamente più convincente nei contenuti, non essendo infatti presente quella sensazione di costruito che rende plastificate le pubblicazioni della band proveniente da Linköping.

Non posso fare a meno infine di soffermarmi anche stavolta sul forte legame che gli Inferno (XII) dimostrano di avere nei confronti della natura e dell'ambito sacro, e per cui nutrono un rispetto e una voglia di conoscenza divenuti parte integrante e fondamentale del loro essere artisti, aspetto del quale va tenuto conto se si vuole realmente entrare in contatto con un album come "Call Of Kia".

"Subramanya" e "Snake" sono riconducibili alla figura della divinità indù Murugan, mentre "The Illusion Of Blake", visti i ringraziamenti rivolti a Mr. William Blake, sembra ovvio possa essere connessa al poeta, illustratore e visionario inglese, che oltre a creature proprie quali "All Religions Are One-There Is No Natural Religion" (1788) e "The Marriage Of Heaven And Hell" (1790-1793) curò anche la parte raffigurativa delle riedizioni di "Paradise Lost" (1667) di John Milton e della "Divina Commedia" di Dante. Quest'ultima opera fa parte del bagaglio culturale della band e "First Circle" n'è prova tangibile. Inoltre nella copertina dai colori cupi, ancora una volta realizzata dall'artista nostrano Enrico Mazzone, risiedono frasi dalla grafia distorta come se fossero spinte da chissà quale vento che le deforma e visi immersi nel circondante ambiente silvestre, invece la figura sul retro del libretto ricorda non poi così vagamente la crocefissione.

"Call Of Kia" è un disco che potrebbe piacere a tanti, davvero a tanti, ma fare impazzire pochi, quei volenterosi pronti a sviscerarne ogni singolo frammento. Basta dilungarsi nello scrivere quindi, ora è giunto per voi il momento di ascoltare e comprare, non lasciatevelo scappare.

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