INNER ODYSSEY – Ascension

 
Gruppo: Inner Odyssey
Titolo: Ascension
Anno: 2015
Provenienza: Canada
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Why Am I Here (Ouverture)
  2. Something More
  3. A World Of My Own
  4. My Purpose
  5. Losing Your Mind
  6. Crawl
  7. Lifelong Misery
  8. Introspection
  9. Retrospection
  10. You Are Not Alone
  11. Where It Begins, Where It Ends (Finale)
DURATA: 68:58
 

Canada terra di sorprese e amanti del rock progressivo: così si presentano gli Inner Odyssey, un gruppo di ragazzi talentuosi che nell'arco di tre anni ha visto cambiare continuamente formazione in cerca del giusto assetto. Mutamenti incessanti che, per fortuna, non hanno impedito ad "Ascension" di essere pubblicato: un lavoro complesso e ricercato, dalle molte sfaccettature che, probabilmente, riflettono un po' l'animo musicale di tutti coloro che sono passati tra le file della band. A riprova del loro ingegno, però, gli Inner Odyssey sono riusciti a mescolare davvero molto bene questi stili diversi, creando un disco tematico che fila liscio come se fosse composto da una sola traccia.

In verità i brani sono ben undici, con una durata media in linea con il genere, ma che difficilmente riusciranno a stufarvi per via delle ottime melodie trovate. Sia chiaro, essendo un album basato interamente su un unico tema (la condizione umana), alcune soluzioni musicali saranno ripetute per i vari pezzi, come nella lunga chiusura "Where It Begins, Where It Ends (Finale)", ma questi non risulteranno mai ripetitivi o poco ispirati. Tutto il contrario: tuttora mi risulta molto difficile trovare una canzone che ho apprezzato più di altre, vedi la stupenda "Retrospection" o la pinkfloydiana "You Are Not Alone". Se quindi è vero che probabilmente manca un picco estremo compositivo, l'ottima prestazione della band trova sicuramente il suo massimo splendore nell'essere riuscita ad amalgamarsi perfettamente con un certo rilievo. Sta di fatto che gli Inner Odyssey devono sicuramente buona parte della loro ispirazione a nomi recenti quali Neal Morse e Steven Wilson (soprattutto le linee di chitarra) più che alla scuola britannica, quindi aspettatevi molti arpeggi e coretti in pieno stile Spock's Beard o Klimt 1918 (per stare in ambito nostrano).

A livello strumentale "Ascension" sa regalare passaggi molto suggestivi ("Losing Your Mind"), ciò che però mi ha convinto meno è stata la voce. Non sempre risulta incisiva e, a volte, appare addirittura forzata nei momenti di falsetto costretti a sopperire l'impossibilità di acuti in linea con lo sfondo musicale. Non che il cantante (e batterista) Étienne Doyon non abbia una bella voce, tuttavia probabilmente soffre la modularità delle scale che il gruppo suona.

In ogni caso, "Ascension" raggiunge pienamente il suo obiettivo, soprattutto se si considera che è autoprodotto nonché la seconda opera degli Inner Odyssey. Per quanto mi riguarda, un lavoro decisamente promosso, con una notevole curiosità sul futuro di questo gruppo di promettenti musicisti.

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