INNERTY – Tabula Rasa

 
Gruppo: Innerty
Titolo:  Tabula Rasa
Anno: 2012
Provenienza:  Francia
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Abiotic Landscapes
  2. Sphenoid
  3. Monism Needs A Ro
  4. (Enter The) Void
  5. Kubark (feat. Igorrr)
  6. The Divine Phenomenology Of Cold Fire
  7. Tabula Rasa Pt. 1 – Cave
  8. Tabula Rasa Pt. 2 – Noesis
  9. Tabula Rasa Pt. 3 – Solipsism Of A Dying Man
  10. Qualophobia
  11. Innate Anamnesis
DURATA: 50:34
 

Gli Innerty sono un gruppo math/djent metal francese attivo da quasi una decade e che sino a questo 2012 aveva solo due ep autoprodotti alle spalle, con "Tabula Rasa" i transalpini giungono al debutto e lo fanno tirando fuori gli artigli.

Cinquanta minuti cervellotici, frenetici e rilassati, jazzati e devastantemente core, capaci di fondere atmosfere post e metal tecnico, il quartetto è così composto: Peyss chitarre, Axel chitarra e voce, OYC basso e Matt alla batteria.

È una sorta di gran frullato che vede come ingredienti Meshuggah, Cynic, Dillinger Escape Plan, Intronaut, Isis e se vi venisse in mente ancora qualcos'altro inserite tanto non si fanno mancare davvero nulla. I brani sono come esplosioni, meteoriti che si abbattono sul pianeta Terra frantumandosi e ogni scheggia rappresenta una minuta parte dell'identità multisfaccettata e dirompente di un suono che segue qualsiasi via a esclusione di quella più semplice.

Amano complicarsi la vita fra dissonanze, palm muting a manetta, tempi scomposti e nella frazione da noi impiegata per allineare la mente alla loro composizione hanno già virato in direzione di un lido magari affine, tuttavia non per questo uguale all'origine. Oggi più che in passato è però divenuto un trend suonare tecnico, veloce, complicato, è per questo che anche nei settori estremi più complessi si è avuta una saturazione, trovare una personalità propria all'interno di quest'ennesimo micromondo costruito ad hoc è cosa rara e gli Innerty pur avanzando l'ipotesi che della farina del proprio sacco sia presente in "Tabula Rasa", sono comunque catalogabili come figli dei figli di e in questo caso i genitori sono i Meshuggah.

Sono splendide le emanazioni della chitarra limpida in "Sphenoid" e la brutalità che dilaga internamente alla successiva "Monism Needs A Ro", Axel se la cava egregiamente con il growl e non disdegna di sfruttare altre varianti anche più scream utilizzando inoltre un parlato scuro ed evocativo nella fase ritual di "(Enter The) Void" o il filtrato di "Tabula Rasa Pt. 2 Neosis".

Per smantellare l'idea che sino a quel momento mi ero costruito, un bel reticolato che, pur muovendosi in territori metal era comunque difficile da catalogare, ecco che arriva "Kubark", in collaborazione con il connazionale Igorrr, pezzo che sposta addirittura in campo Breakcore il raggio d'azione; il montante dritto al mento è assorbito e mi lascia di stucco, così come fa la ripartenza nevrotica e fottutamente indiavolata della successiva "The Divine Phenomenology Of Cold Fire", traccia nella quale spicca un filo conduttore melodico intarsiato da una delle due chitarre, l'altra sei corde mantiene invece solido e corposo l'aspetto ritmico ma il punto è: quale parte di questa storia intitolata "Tabula Rasa" vi si dovrebbe raccontare? Le pagine sono troppe e le realtà sfaccettate.

La titletrack scomposta o per meglio dire composta da tre sezioni denominate "Cave", "Noesis" e "Solipsism Of A Dying Man" è il pensiero degli Innterty, concentrato, sviscerato e rivoltato, ogni nota, ogni singola minuzia è al proprio posto, è un orologio preciso, che spacca il minuto con la prima delle parti che offre al basso il modo di esporsi in maniera solare e coinvolgente, è lo strumento principe sino a quando l'animo diviene più irrequieto nella seconda nella quale appaiono sprazzi di tech-death e irruenza, poi si quieta mesto nel dolciastro segmento finale.

Si fosse concluso così l'album sarebbe già stato un ottimo finale, invece non sentono il bisogno di mollare la presa e allora ancora una prestazione che si divide fra immaginario sognante scandito dal guitarworking e schizofrenia dinamica ad opera della ritmica in "Qualophobia" alla quale, e stavolta per davvero, si accoda l'ultima esplosione, "Innate Anamnesis".

Corredato di una produzione perfetta, cristallina e dai volumi equilibrati, "Tabula Rasa" è un debutto con i controfiocchi del quale per i patiti del genere è possibile ascoltare anche una versione esclusivamente strumentale visitando la loro pagina Bandcamp.

V'invito quindi a saggiare con le vostre orecchie le doti di questi francesi, dovessero conquistarvi, com'è del resto successo al sottoscritto, il consiglio di entrare in possesso dell'originale è alquanto scontato, supportateli.

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