INQUISITION – Obscure Verses For The Multiverse

 
Gruppo: Inquisition
Titolo:  Obscure Verses For The Multiverse
Anno: 2013
Provenienza: Colombia
Etichetta: Season Of Mist
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TRACKLIST

  1. Force Of The Floating Tomb
  2. Darkness Flows Towards Unseen Horizons
  3. Obscure Verses For The Multiverse
  4. Spiritual Plasma Evocation
  5. Master Of The Cosmological Black Cauldron
  6. Joined By Dark Matter, Repelled By Dark Energy
  7. Arrival Of Eons After
  8. Inversion Of Ethereal White Stars
  9. Infinite Interstellar Genocide
DURATA: 45:53
 

Dagon e Incubus continuano imperterriti sul loro cammino e ci offrono nel 2013 un nuovo disco che è testimone chiave del loro oltranzismo. Il nuovo lavoro, pubblicato sotto l'egida della Season Of Mist, segue la falsariga dei due precedenti a livello compositivo e di produzione: scale taglienti sostenute da una batteria piena d'iniziativa stilistica appoggiano la prestazione vocale di Dagon che, almeno così mi sembra, è leggermente meno atonale del solito.

Col passare degli anni il duo ha sviluppato un suono a volte sì privo di originalità, ma pieno di carattere proprio e che meriterebbe di essere patentato. I signori lo impiegano come base cui aggiungere in continuazione idee, finezze e nuove influenze. Il processo creativo citato pare che questa volta non sia stato gradito da alcuni ascoltatori, almeno a giudicare da ciò che ho letto in rete, seccati da composizioni ai loro occhi troppo "morbide". Dall'ultima recensione che avevo scritto riguardo gli Inquisition mi sono procurato un discreto numero di dischi per farmene una cultura; ho sviscerato oramai molte volte "Obscure Verses" e la mia comprensione verso una tale critica è scarsa, anche se ammetto che i tipici passaggi lenti e grevi usati in maniera più estesa del solito potrebbero ora apparire inabituali a qualche fan di lunga data. Constato però che i colombiani mantengono la loro linea, componendo ancora canzoni con un effetto maestoso e oscuro, lontane dall'essere definibili come "morbide": testimonianze evidenti di tutto ciò sono la terza traccia, quella che assegna il nome al disco, e la grandiosa "Joined By Dark Matter".

Voglio sintetizzare il tutto usando un termine in voga negli Ottanta: "Inquisition are not wimped out".

Gli Inquisition sono ancora una corazzata di Black conservativo e oltranzista che convince con la sua capacità di creare muri sonori intensi, da pelle d'oca e ritmi solenni: il passaggio da sequenze veloci ad altre lente, quasi Doom, è sempre inserito in modo da non disturbare troppo l'ascoltatore e la ricchezza di scale impiegate contribuisce a rendere il tutto scorrevole e ammiccante all'udito. Mi auguro due cose: la prima è di riuscire finalmente a vedere il duo in concerto; la seconda è che la formazione continui sulla sua linea senza troppi cambiamenti stilistici basilari per almeno i prossimi dieci anni.

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