INSAIN – Spiritual Rebirth

Informazioni
Gruppo: Insain
Titolo: Spiritual Rebirth
Anno: 2012
Provenienza: Francia
Etichetta: Kaotoxin Records
Contatti: myspace.com/hordeinsain
Autore: Mourning

Tracklist
1. Black As Your Light
2. Me & I
3. Inquisitor
4. Spiritual Rebirth
5. Corpse Before Death
6. Prophet
7. Dying Mind
8. Worthless
9. Angel Of Pain
10. Ethereal Enemy
11. Back Into The Wild

DURATA: 37:13

INSAIN - Spiritual Rebirth I francesi Insain sono ciò che si può tranquillamente definire una macchina tritasassi. La band passata, quasi inosservata, ha pubblicato nel 2010 il debutto “Spiritual Rebirth” autoproducendolo e la label connazionale Kaotoxin l’ha ristampato in serie limitata a 100 copie in digipak in questo 2012.
Il sound è pesante, infoltito da trame tecnicamente complesse e non vi è dubbio che i transalpini tengano i piedi in entrambe le scene death metal: dal lato europeo l’influenza di stampo polacco è abbastanza evidente e non fu quindi un caso che le fasi di missaggio e mastering risultarono affidate proprio agli studio Hertz; d’altro canto è impossibile non notare come gente efferata e conosciuta cresciuta oltreoceano come Suffocation, Immolation, Morbid Angel e Hate Eternal abbia dato una parte di sé a questa creatura partorendo quasi quaranta minuti di musica nella quale spiccano le valanghe che vi si riverseranno contro, innestate dal tellurico drumming di Jonathan J che fra fughe in doppio pedale e blastato a manetta spinge, spinge, fottutamente spinge.
Le chitarre di David e Nicolas inanellano un riff dietro l’altro innestando sequenze da headbanging sfrenato, con melodie che di tanto in tanto intarsiano il ruotare scatenato dalla sei corde che mantengono un livello di giri per lo più sostenuto, sul quale il cantato adatta un growl profondo che si avvale anche di venature scream e squeal per stratificare e rendere ancor più accesa la minaccia di traccia in traccia.
“Spiritual Rebirth” è una sassaiola in piena regola e durante l’ascolto vi ritroverete nel bel mezzo della raffica, undici pezzi dei quali non si butta via nulla, una volta premuto il tasto “start” ci sarà solo da accogliere a braccia aperte la carica esplosiva del platter e aspettarne la fine per rimetterlo su ancora una volta.
Gli Insain sono uno di quei casi nei quali ritengo davvero inutile una disamina track by track, credo fermamente che ci sia troppa roba da comprare e volenti o nolenti qualcuno rimarrà fuori dal giro acquisti per il semplice fatto che non arriva all’orecchio o non ha avuto una promozione adeguata.
Non so in quanti riusciranno ad accaparrarsi una copia (sempre che non siano già finite) di questo “Spiritual Rebirth”, se però aveste la fortuna di vederlo passare sotto i vostri occhi fatelo vostro.

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