INSIDEAD – ΕΛΕΥΣΙΣ

 
Gruppo: Insidead
Titolo: ΕΛΕΥΣΙΣ
Anno: 2013
Provenienza: Grecia
Etichetta: Noisehead Records
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TRACKLIST

  1. We The Hellenes
  2. Together As One
  3. The Cave Myth
  4. Reign Into The Light
  5. Eleysis
  6. Athena
  7. The 7 Dogs
  8. Zero Point
  9. Alexander
DURATA: 65:54
 

La Grecia vive di questi tempi momenti davvero terribili e spesso rappresenta nell'immaginario della cronaca di tutti i giorni il Terzo Mondo economico dell'Europa, nonché la dimostrazione vivente del fallimento del modello capitalistico made in U.S.A. e supportato dagli organismi internazionali, eppure il patrimonio culturale che la civiltà ellenica ha lasciato in eredità possiede un valore inestimabile. In questo contesto unire metal dal gusto americano col pantheon, il sapere e la filosofia ellenici è un progetto davvero ambizioso, per quanto non totalmente innovativo. Gli autori di questo proposito sono gli Insidead, un terzetto (oggi a quanto pare trasformato in quartetto dall'ingresso del chitarrista George Vichos) collocato a metà fra Grecia e Svezia, già vincitore della Metal Battle a Wacken nel 2009 e con alle spalle un disco intitolato "Chaos Elecdead" rilasciato nel 2011.

I Nostri propongono un modernissimo thrash-death fortemente contaminato e che non esita a usufruire di componenti di differente estrazione. Va sgombrato però subito il campo dagli equivoci promozionali: definire "ΕΛΕΥΣΙΣ" come (extreme) folk metal è abbastanza fuorviante e scorretto, poiché l'anima legata alla cultura popolare non si mescola quasi mai con quella estrema, semplicemente si giustappone, svolgendo il semplice ruolo di introduzione, intermezzo (anche tribale) o chiusura nei pezzi. Lo si può notare tanto in apertura coi suoni della tradizione greca (opera dell'ospite Socrates Georgiades, così come le orchestrazioni) quanto nella doppia litania finale posta nella conclusiva "Alexander". Gli unici tentativi di fusione avvengono con alcuni frangenti dal tenore epico-maestoso, come nel corso della pregevole "Eleysis", con risultati che rimandano distintamente ai Septicflesh, pur senza raggiungere tali picchi.

Da un lato il cuore della proposta degli Insidead risiede in un riffing che pesca spesso dal panorama thrash classico, con punte di Slayer, andature enfatiche che vogliono colpire con la propria botta di suono (supportata da una produzione ben rifinita, ma senza eccessi) e una vena hardcore che appesantisce il tutto come in "The 7 Dogs" e "Zero Point" (la band stessa si definisce anche «deathcore»); dall'altro la melodia riveste un ruolo a dir poco fondamentale, sia essa chitarristica o vocale. George Tsantilas è la mente della seconda faccia della medaglia, sciorinando assoli accattivanti e aperture nei ritornelli molto ruffiane: il suo cantato estremamente pulito e orecchiabile in queste occasioni assicura una grande capacità di presa, tuttavia si muove su un terreno molto pericoloso in cui è facile commettere passi falsi, talvolta addirittura sulla scia di nomi quali Linkin Park e Bullet For My Valentine ("We The Hellenes") oppure dei Divine Heresy ("Alexander"), trasformando da un secondo all'altro la furia in armonia. Sul frangente sporco invece si limita a qualche variazione nella metrica, spesso davvero incalzante, però senza alcuna modulazione, mentre il suo timbro non è particolarmente aggressivo.

Come avrete capito non abbiamo a che fare con nulla di sensazionale o innovativo a dispetto delle presentazioni, al contrario una conseguenza grave del tentativo di miscelare così tanti elementi è che quasi ogni canzone contiene un eccesso di minutaggio, dovuto sovente a inserti piuttosto banali o poco significativi che hanno l'unico scopo di allungare il brodo, come lunghi passaggi parlati o code strumentali scialbe. Il risultato finale sono ben sessantasei (!) minuti di musica: una quantità difficile da digerire.

In conseguenza di quanto detto, gli Insidead risultano un complesso adatto a una platea giovane, più incline ad apprezzare trigger e ritornelli facili; indicato a chi ama più i Cavalera Conspiracy dei vecchi Sepultura (eresia!) o gli Arch Enemy del periodo Gossow rispetto agli At The Gates. A queste latitudini (si legga: Aristocrazia Webzine) ritengo che "ΕΛΕΥΣΙΣ" possa far gola a pochi, non per questo però non avrà successo, dato che gli ascoltatori di matrice americana solitamente gradiscono questo genere di uscite e online ho già trovato alcune recensioni entusiastiche. Se i tre ragazzi hanno motivi fondati per dichiarare la superiorità del popolo Ellenico, lo stesso non può dirsi per la loro musica, che soffre di troppe imperfezioni per caricarsi di un ruolo tanto gravoso e altisonante, nonostante alcuni buoni spunti — poco originali, ma riusciti — e una grande cura generale per il prodotto.

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