INTERNAL CORROSION – Spiritual Poverty

INTERNAL CORROSION – Spiritual Poverty

Informazioni
Gruppo: Internal Corrosion
Titolo: Spiritual Poverty
Anno: 2013
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Basement Records
Contatti: facebook.com/internalcorrosion
Autore: Mourning

Tracklist
1.Fall From Grace
2. Burn Notice
3. Terror Is His Name
4. Throne Of Pain
5. Folded Faces
6. Draw The Line
7. Animal Mind
8. Pillars Of Smoke
9. Sector 11
10. The Bridge

DURATA: 38:25

Sarò sincero sin dall’inizio, mi sono avvicinato alla musica degli statunitensi Internal Corrosion per puro caso: stavo girando su Internet quando m’imbatto in alcuni commenti alquanto severi, e direi anche esageratamente e ingiustamente cattivi, nei confronti del thrash proposto dal quartetto, e allora, inizialmente come passatempo, mi è venuta voglia di mettermi all’ascolto. Sono andato sul loro sito, ho avuto modo di entrare in contatto con un paio di tracce e successivamente dopo averli contattati (i ragazzi sono alquanto disponibili) ho ricevuto una copia del secondo lavoro “Spiritual Poverty”.

Senza far troppi giri di parole, una volta inserito il disco nel lettore sarà decisamente chiaro che non s’inventa nulla, non lo fanno loro come oggi non lo fa nessun altro, soprattutto in questo specifico panorama che attinge palesemente e devotamente al sound old school; è quindi innegabile che la sensazione di approcciare realtà ultra-note quali ‘Tallica, Slayer, Testament e in parte Exodus sia palese, è altrettanto vero che se del quartetto citato la formazione di Heitfield e soci avesse tirato fuori un disco simile dopo la svolta avvenuta con “Metallica”, mi sarei anche potuto ritenere soddisfatto.

I quattro californiani si muovono su un territorio battutissimo e lo fanno evitando di strafare, riuscendo così a tirare fuori delle buone cose, a esempio l’assetto ritmico discreto delle chitarre di Hector e Henry, le fasi solistiche nelle quali sono riscontrabili spunti d’interesse sparsi qua e là: troverete a mio avviso apprezzabili quelli racchiusi in “Folded Faces”, una delle migliori canzoni del disco, e “Sector 11”. In altrettanto modo la sezione motrice composta da Chonce al basso e Joe dietro le pelli si fa notare nella piacevole accelerazione contenuta in “Animal Mind” e tutto ciò dimostra che gli Internal Corrosion mancano di quegli spunti personali che li rendano dei leader, ma hanno però le idee ben chiare sul da farsi, pur se certamente qualche difetto sia presente, ad esempio l’impostazione vocale delle linee proposte da Hector avrebbe potuto essere un po’ più varia.

Ciò che mi chiedo è: avete un disco degli Evile in collezione? Se la vostra risposta fosse sì e continuaste pure ad ascoltarlo, davvero non vedrei un solo motivo valido per cui non dovreste condividere del tempo con questi musicisti, non hanno nulla da invidiare al quartetto inglese supportato dalla Earache, anzi sì, a loro manca quella spinta gigante che li faccia suonare con continuità di spalla ai grossi nomi. In definitiva: gli Internal Corrosion sono degli operai che svolgono dignitosamente il loro compito, non vi faranno sobbalzare dalla sedia, tuttavia un paio di salutari “scapocciate” ci scapperanno di sicuro, a voi dunque scegliere se approfittarne o meno.

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