INTERNAL HARVEST – Ethereal Struggle

INTERNAL HARVEST – Ethereal Struggle

Informazioni
Gruppo: Internal Harvest
Titolo: Ethereal Struggle
Anno: 2013
Provenienza: Australia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: facebook.com/InternalHarvest
Autore: Mourning

Tracklist
1. Prelude
2. Abysmal Sea
3. Butterfly
4. Flaming Heart
5. What Could Have Been…
6. Swansong
7. Longing

DURATA: 33:52

Avevamo lasciato gli Internal Harvest con “Exit Signs”, un lavoro sofferto e particolarmente oscuro; il trio australiano stava già lavorando al successore che è poi stato partorito sul finire del 2012 con il titolo di “Ethereal Struggle” e che ha preso una piega musicale decisamente diversa rispetto al passato. L’umore malinconico e in parte la vocalità lamentosa e struggente di Nick Magur (Adamus Exul e Amnis Nihili) sono componenti ancora presenti all’interno delle tracce, ciò che sembra essere mutato è invece l’atteggiamento complessivo: la natura più nera e claustrofobica è stata praticamente accantonata a favore di una visione che spalanca le porte a sonorità “post-” alle volte particolarmente agrodolci.

Dopo l’accoglienza malinconica riservataci dall’intro “Prelude”, nella quale sono le note del piano a farla da padrone, è “Abysmal Sea” a mostrare i primi segni del cambio di rotta avvenuto: il suono delle chitarre è pulito e l’atmosfera estremamente quieta, seppur siano presenti forti connotazioni di colore grigio. Tocca quindi a “Butterfly” animare leggermente la situazione, sporcando un po’ il riffing e accelerando improvvisamente la batteria sul finire, anche se l’impressione generale è che il gruppo scelga di rimanere placido e inquieto allo stesso tempo, orientato verso il rock, privilegiando l’emotività espressa dalle canzoni. La sensazione viene confermata in “Flaming Heart”: non c’è traccia di black, a meno che non si voglia intendere come tale l’utilizzo del cantato in scream che si alterna alla voce pulita “sbilenca”, piuttosto, il pezzo suona molto gothic / rock. Che dire poi di una “What Could Have Been…” nella quale la chitarra acustica si ritaglia gran parte dello spazio vitale, o di una “Swansong” che al contrario fa del carico apportato dalla distorsione, che finalmente appesantisce almeno in parte l’atmosfera, la propria marcia in più?

Si può scrivere in termini positivi di tutto questo, prendendo però atto che gli Internal Harvest sono adesso una versione estremamente alleggerita di ciò che erano in “Exit Signs”. Un altro segnale evidente che punta in tale direzione ci viene fornito dalla stessa durata dei brani: non vi sono infatti tracce lunghe, si superano di poco i sei minuti nelle più dilatate “Abysmal Sea” e “Flaming Heart” (nulla al confronto di “Quagmire”, episodio più breve del debutto che ne durava oltre nove).

Con l’avvento di “Longing” viene posta la parola fine a un “Ethereal Struggle” che porta con sé luci e ombre, si tratta di un altro brano ben orchestrato e decisamente intenso per ciò che concerne l’ambito emozionale e la cui esecuzione assume dapprima atteggiamenti dilatati, mutando poi e vivacizzandosi ritmicamente per concludersi con forma meditativa. La band sta ancora lavorando su una formula compositiva, alle nostre orecchie in continuo divenire, e a ciò ci si deve adattare; allo stesso modo del resto ci si deve abituare alla prestazione di Nick, varia e discretamente sfaccettata quando entra sul pezzo in forma pulita e in scream, ma che nel primo caso, per la modalità imperfetta e cantilenante, potrebbe non essere apprezzata.

Chi godrà dell’ascolto di un disco come “Ethereal Struggle”? Probabilmente tutti coloro che si sono con gli anni allontanati dalla classica area black metal, che hanno preferito guardare oltre una visione grezza e old school del genere, accettando di buon grado l’intromissione degli influssi alternativi confluiti in questo mondo. In questo caso più che in altri mi sembra fuorviante anche accostare termini come “black / gaze” e “shoegaze” a un disco che pare avere in sé un vissuto di matrice fortemente “rock”. Chissà che non sia di richiamo per ascoltatori che, non gradendo l’estremo, preferiscono rifugiarsi in qualcosa di più leggero, ma non meno affascinante. Anche per loro la comprensione dell’album sarà legata al numero di volte che lo faranno girare nello stereo: intanto ci provino, se son rose fioriranno.

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