INTERNAL HARVEST – Exit Signs

INTERNAL HARVEST – Exit Signs

Informazioni
Gruppo: Internal Harvest
Titolo: Exit Signs
Anno: 2011
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: myspace.com/internalharvestmusic
Autore: Mourning

Tracklist
1. Quagmire
2. Field Of Thorns
3. Blinded By Heart
4. Crumbling Within
5. The Illusion Of Life
6. Exit Signs

DURATA: 01:01:20

INTERNAL HARVEST - Exit Signs È un viaggio annichilente quello che provano a farci vivere gli australiani Internal Harvest con il loro debutto “Exit Signs”.
Il sound di cui il trio composto da Ross Irvine (basso, chitarra, tastiere), Nick Magur (voce) e Connor McIntosh (batteria), si fa portatore è orientato a miscelare le atmosfere espanse del doom con la primordialità del black tirandone fuori una release che istintivamente rimanda più per voglia che per similarità della sostanza ai fondatori del filone “dark” nell’estremo metallico: i Bethlehem.
Suoni cupi e taglienti accompagnati dalle urla stridule di Nick fanno da cornice al pezzo d’apertura “Quagmire”, il drumming sembra non essere perfettamente allineato con il resto della strumentazione ma migliora col passare del tempo.
È lievemente più complessa ed efficace la costruzione della successiva “Field Of Thorns”, le ritmiche assumono forma più “vivace”, le linee dietro al microfono pur mantenendo le caratteristiche della prima esecuzione trovano anche attimi in cui offrire una versione clean-lamentosa e sofferta che si incastra per nulla male al mood malincolico del pezzo.
Non sono proprio facili da digerire, i brani si mantengono sempre su durate di medio-lunghe, in qualche circostanza già dalle prime battute fanno registrare qualche imperfezione nella composizione e nella sintonia strumentale.
“Blinded By Heart” e “Crumbling Within” pur rimescolando le carte in tavola evidenziano come gli Internal Harvest, più che sulle strutture, puntino sul fattore ambientale: la prima è angosciante, la presenza dell’ugola di Nick effettata e stridente contrasta nettamente i suoni puliti e la quiete di un drumming che per infervorarsi deve attendere la bufera scatenata dall’elettrizzarsi della chitarra diventata ruvida e maligna, è un po’ lo stesso schema seguito anche nella seconda che ha proprio nella fase più concitata la migliore espressione di cattiveria mostrata sino a quel momento.
Questa continua alternanza repentina fra musicalità nuda e linda, quasi a voler scappare da situazioni pressanti che stanno per coinvolgerli, e frangenti tenebrosi e claustrofobici diventa un minimo forzata.
Gli effetti sonori inseriti in “Illusion Of Life” provano a diversificare fornendo un pizzico di “delirio” in più al platter, l’intento è buono seppur poi si rientri in “carreggiata” concludendo con una energica prova greve e avvilente racchiusa nella titletrack a metà fra il black old school e l’epicità del doom classico/funereo.
Non so cosa i ragazzi vogliano intendere per progressive, è però piacevole riscontrare tratti “psichedelici” internamente a “Exit Signs” del quale se devo essere onesto non ho particolarmente apprezzato il suono del rullante, in alcuni frangenti sin troppo morbido rispetto al mutare della musica.
Gli Internal Harvest escono comunque ben al di fuori delle canoniche rappresentazioni del genere black, “Exit Signs” è una release che mostra personalità, sapranno quantomeno confermarsi o migliorarsi? Vedremo, per ora vi consiglio di dare un ascolto a questo primo capitolo tenendoli comunque d’occhio in chiave futura.

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