Inverted Matter - Harbinger | Aristocrazia Webzine

INVERTED MATTER – Harbinger

Gruppo: Inverted Matter
Titolo: Harbinger
Anno: 2022
Provenienza: Italia / U.S.A.
Etichetta: Unorthodox Emanations
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TRACKLIST

  1. RAD
  2. Scenario
  3. Limulus Amebocite Lysate
  4. Enrollment
  5. Hopeless
  6. Ecdisys
  7. Void
  8. P-Tr
DURATA: 33:57

Definire cangianti gli Inverted Matter sarebbe davvero un eufemismo. Per chi si fosse perso la recensione dell’ottimo Detach, debutto-non-debutto dei Nostri, un piccolo riassunto: la band si forma nel 2007 come Cyanide Christ per iniziativa di Andrea Tocchetto e Gianluigi Giacon, l’anno dopo cambia il nome in Inverted e in seguito pubblica due album, poi nel 2016 la metamorfosi in Inverted Matter e appunto il terzo disco un anno dopo con nientepopodimeno che Mike Smith alla batteria.

Harbinger è quindi la seconda opera della nuova incarnazione, finalmente accompagnata da un artwork di impatto rispetto al suo predecessore. La formazione del gruppo, ormai formalmente una creatura di Tocchetto, è stata stravolta per tre quinti: l’ingresso in pianta stabile di Marco Dal Pastro (Earth And Pillars e Defacement, tra gli altri) alla batteria e Francesco Barioli al basso affianca l’arrivo di Paolo Forner, che va a sostituire Giacon dopo anni di onorato servizio. L’attività live quasi assente e i continui avvicendamenti sono un tema portante del quintetto, ma per fortuna lo è anche la qualità, questa volta al servizio di Unorthodox Emanations.

Proprio Forner è colui che dà a Harbinger la sua caratteristica principale: si tratta di un concept album estremamente specifico e scrupoloso sui trilobiti, artropodi vissuti tra i 500 e i 250 milioni di anni fa e tra i fossili più famosi al mondo. Viene da pensare che i testi descrittivi siano stati ideati dallo spirito imperituro di Piero Angela tramite la penna di Forner, per la loro semplicità ed efficacia: dall’introduzione della specie all’ecosistema in cui ha vissuto, profondamente diverso da quello attuale; dai predatori dei trilobiti ai loro meccanismi di difesa, fino alla loro riproduzione, i loro parenti limuli (veri e propri fossili viventi dal sangue blu, da cui si estrae una sostanza preziosa per la ricerca medica) e in ultimo l’estinzione di massa del Permiano-Triassico, in gergo P-Tr, titolo dell’ultima traccia.

La prima impressione a caldo dopo aver ascoltato il disco — e chi conosce già il gruppo non penso avrà dubbi a riguardo — è che gli Inverted Matter sanno scrivere molto, molto bene. Condensati in poco più di mezz’ora, gli otto brani di Harbinger sono un perfetto compendio di death metal tecnico, arricchito da tinte prog e a tratti jazz (come nell’ottima “Hopeless”) e dal retrogusto statunitense. Un disco omogeneo da ascoltare tutto di un fiato, solido, impreziosito dai testi praticamente letti in growl e dagli ottimi assoli di Tocchetto e Jason Nealy, ciascuno con il proprio nome (ad esempio Talkboxing with an enrolled trilobite). Inutile citare un episodio piuttosto che un altro, ma forse la già citata “Hopeless” si erge in punta di piedi rispetto al resto.

Harbinger è insomma un gioiellino sotto tutti gli aspetti, punta di diamante del metal italiano uscito quest’anno insieme a pochi altri titoli. Come diceva giustamente Bosj qualche anno fa, è assurdo quanta poca visibilità abbiano gli Inverted Matter: perlomeno l’etichetta è arrivata e le prospettive sono a dir poco brillanti.