INVERTED – The Age Of Harvest

 
Gruppo: Inverted
Titolo: The Age Of Harvest
Anno: 2015
Provenienza: Italia
Etichetta: Grindhouse Music
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TRACKLIST

  1. Abiura
  2. Across The Snow To Nowhere
  3. Caves
  4. Vexilla Prodeunt Regis Inferni
  5. E.R. Weapons
  6. Tunguska
  7. Towards The Summit Of No Return
  8. Clear Sky
DURATA: 30:55
 

Gli Inverted hanno evidentemente qualcosa da dire: a quattro anni dal solido debutto "Point Of Crossing" (che ci permise anche di confrontarci con la band attraverso un'intervista), ritroviamo la formazione trevisana in forma e sicura dei propri mezzi. Il death metal del quartetto veneto nel 2015 è quanto mai sulfureo e compatto, figlio di una passione intramontabile per nomi fondamentali della scena, principalmente americana (Incantation e Immolation, così su due piedi, pur senza molti degli orpelli tecnici di questi ultimi), ma anche di una reinterpretazione piuttosto personale e azzeccata dei Nostri.

"The Age Of Harvest" fila via dritto, una pallottola sparata a bruciapelo, rapida e improvvisa: brani veloci e possenti allo stesso tempo, mescolanza di una visione senza compromessi à la Bolt Thrower e di un sound magmatico e uniforme, specialmente negli sparuti, ottimi rallentamenti che allentano la morsa degli up-tempo qua e là. Poche le variazioni, poche le sorprese, tanto che già gli assoli sembrano una divagazione rispetto al corpo centrale: un'unica bordata da trenta minuti di puro, schietto e asciutto death metal. I riff e gli assoli — in particolar modo — hanno una forte impronta evocativa, che si sposa perfettamente con i colori quasi alieni dell'illustrazione di copertina, ma è il growl abissale di Gianluigi Giacon a donare un vero e proprio tocco disumano al disegno generale. Lo stesso Giacon è anche autore di tutti i testi: esattamente come i brani, sono semplici e diretti, tuttavia non per questo privi di potenza immaginifica. Si va dall'inquisizione a Verona nel XII secolo ("Abiura") a un horror in corsia ("E.R. Weapons"), alle escursioni sul Nanga Parbat ("Towards The Summit Of No Return"), e ce n'è per tutti i gusti.

L'unico, leggero difetto che mi sento di appuntare all'album è una produzione forzatamente uniforme: ottima l'idea di amalgamare tutti gli strumenti, per donare al lavoro finito una fortissima coesione e un'impronta precisa, ma le linee di chitarra escono un po' spente dai momenti più concitati. Un vero peccato, perché considerando che siamo davanti a un disco davvero ottimo, con un sound appena appena più incisivo per le sei corde si sarebbe probabilmente sfiorato il capolavoro.

Gli Inverted sono una formazione in grandissima forma, che speriamo vivamente goda dell'esposizione e delle soddisfazioni che merita.

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