INVOKER – Aeon

INVOKER – Aeon

 
Gruppo: Invoker
Titolo: Aeon
Anno: 2015
Provenienza: Germania
Etichetta: Non Serviam Records
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TRACKLIST

  1. Hunger
  2. Aeon
  3. Secrets Of Seed
  4. Lawless Hunter
  5. The Wolves Chant
  6. In The Womb Of Arrogance
  7. Engulfed For Millions Of Years
  8. Across The Abyss
  9. Woods Of Nothingness
DURATA: 44:49
 

Gli Invoker esordirono nel 2013 con "A New Age", un discreto album di black-death metal infarcito di melodia, e nel 2015 si sono riproposti con il secondo lavoro intitolato "Aeon", che continua a battere quel sentiero conosciuto ma sempre in grado di attrarre.

La formazione tedesca composta dal chitarrista Christian Ulbrich (ex Blooddawn e Requiem), dal bassista Negrazus, dal batterista Tino Schumann (ex Organism e Trimonium) e dal cantante-chitarrista Tino Büttner non ha quindi modificato il tiro, tuttavia si è comunque migliorata, come dimostrano la maggiore solidità e il maggior equilibrio del disco rispetto al precedessore. "Aeon" è in possesso di una serie di brani potenzialmente in grado di accattivarsi l'ascoltatore, come "Secrets Of Seed", "Lawless Hunter" e la tripletta posta in coda formata da "Engulfed For Millions Of Years", "Across The Abyss" e "Woods Of Nothingness"; quest'ultima traccia era già contenuta nel debutto e viene ripresentata in veste lievemente differente, fornita di una durata leggermente più estesa.

Al tempo stesso non c'è un pezzo definibile brutto o che faccia venire la voglia di saltarlo a piè pari, non è però possibile negare che l'album soffra la prestazione ritmica poco dinamica e che l'inserimento a metà corso di una canzone fuori genere qual è "The Wolves Chant" spezzi l'incedere. L'episodio strumentale, in cui fanno la propria comparsa gli ospiti Alexander Hey al piano e Karl Just al violino, in sé è tutt'altro che spiacevole, ma probabilmente avrebbe avuto maggior senso posto nel finale. L'aspetto legato alla produzione, peraltro curata dalla stessa band, fa segnalare invece un passo compiuto in avanti per ciò che concerne il suono delle chitarre, adesso più robuste e presenti, mentre a mio avviso si sarebbe potuto dare un po' più di spessore ai bassi, rendendo così l'impatto dei pezzi ancora più asfissiante.

Gli Invoker hanno le potenzialità per divenire una realtà della quale potersi fidare e in grado di rivaleggiare con colleghi più prestigiosi; un discorso simile sarebbe applicabile a esempio agli svedesi Hedon. Del resto "Aeon", malgrado le sue imperfezioni, mostra la buona capacità dei Tedeschi nel muoversi all'interno di un panorama stracolmo di uscite similari, riuscendo però a farsi apprezzare ugualmente, e questo per il sottoscritto è già tanto.

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