IRON HEARSE – Lunar Funeral

IRON HEARSE – Lunar Funeral

Informazioni
Gruppo: Iron Hearse
Anno: 2010
Etichetta: PsycheDOOMelic
Contatti: www.myspace.com/ironhearse
Autore: Mourning

Tracklist
1. Lunar Funeral
2. Iron Sea
3. Bridesdead Revisted
4. At The Stones
5. Rocketbuilder

DURATA: 30:42

IRON HEARSE - Lunar Funeral Gli inglesi Iron Hearse sono in giro dal 2001, un paio di demo, un ep e poi nel 2006 il rilascio dell’album omonimo per Gallipoli Records ristampato nel successivo 2007 dall’etichetta che tuttora li supporta la PsycheDOOMelic Records con annessi buoni riscontri.
Passano tre anni per vedere di nuovo il trio britannico in azione ed è arrivata l’ora di dare un seguito seppur in versione ridotta al lavoro che aveva fatto loro d’apripista, ecco che vengono dati alle stampe prima lo split con i Leather Nun e poi l’ep “Lunar Funeral” che nella versione limitata comprendente vinile + cd offre la possibilità anche di possedere il pezzo inserito nell’altro lavoro: “Rocketbuilder”.
La proposta del combo è di quelle che gli amanti delle sonorità classiche apprezzeranno, è un doom in cui l’ascendente stoner sabbathiano poi ripreso dai The Obsessed è presenza importante all’interno del sound, la vena seventies scorre fluente tirando in ballo anche in certe occasioni qualche ricordo led zeppeliniano nelle parti più rock.
La prova dei tre musicisti da vita a quello che si può definire un revivalistico tributo già dall’opener “Lunar Funeral”, l’atmosfera decisamente retrò e la voce di Grant (anche chitarrista) rimembrante in più occasioni quella di Wino fanno da cornice a un lavoro di basso pulsante e una batteria che nevrotica scarica le proprie botte, una versione più sporca e classica di gente come i Black Pyramid, una delle rivelazioni musicali del 2009.
Le tracce sostanziose del mini platter sono “Ironsea” e “At The Stones”, nella prima il riffing è più scuro, aperture più ampie con ritmiche quadrate a scandirne il tempo, la seconda è più varia, andante con un cantato anche meno severo che si muove su note che diventano grevi in maniera palese solo nelle fasi in cui rallenta dando spazio al doom vero e proprio, è l’anima rock a intarsiare il brano e renderlo il più bello e completo del lotto.
Posta fra loro “Bridesdead Revisted” è adrenalinica, sprizza d’energia derivante dal periodo Settanta/Ottanta dello stile, uno di quei brani che ti vien voglia di metter su quando devi darti una sveglia e non vuoi pensarci su due volte.
Se a un certo momento fosse partita la voce di Ozzy non me ne sarei meravigliato più di tanto dato che in alcuni frangenti la vena Sabbath diventa prorompente.
La tracklist ha fine con il pezzo già citato inizialmente “Rocketbuilder”, in questo caso utilizzato come bonus ed è qui che percepisco le reminescenze Led Zeppelin, se è cosa di puro istinto, i rimandi più intensi arrivano sempre dalla sponda più nera del seventies sound.
Uno di quei lavori che definire sinceri è poco, sputatamente naturale, privo di sovrastrutture, i cinque brani sono quanto di più salutare possa trovarsi all’orecchio un appassionato di stoner/doom.
I ragazzi esecutivamente parlando sono ben impostati, la solistica è inquadrata a perfezione e la produzione fa udire gli strumenti perfettamente.
Sono proprio il sound e l’atmosfera che si percepiscono in certi frangenti a fare la differenza in positivo, “Lunar Funeral” non è una necessità (verrebbe prima la conoscenza dell’omonimo) ma è comunque un acquisto che consiglio di fare.

Facebook Comments