JOEL GRIND – The Yellowgoat Sessions – Aristocrazia Webzine

JOEL GRIND – The Yellowgoat Sessions

 
Gruppo: Joel Grind
Titolo:  The Yellowgoat Sessions
Anno: 2013
Provenienza:   Stati Uniti
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Ascension
  2. Hell's Master Of Hell
  3. Vengeance Spell
  4. Foul Spirit Within
  5. Cross Damnation
  6. Grave Encounters
  7. Black Order
  8. The Eternal One
  9. Hail To Cruelty
  10. Descension
DURATA: 24:59
 

Chi non conosce i Toxic Holocaust? Lo so, iniziare una discussione sul podio con una domanda è il trucco più vecchio del Mondo. Penso però che mi perdonerete… si tratta infatti di una domanda quasi retorica. Giusto, Joel Grind ha saputo presentarsi sovente con quel suo gruppo, tanto da diventare quasi un cliente abituale in molti lettori casalinghi.

Dall'anno passato conduce pure un progetto solista col suo nome che ha all'attivo due singoli e un full. Quest'ultimo, apparso inizialmente solo su Bandcamp, è ora disponibile anche in versione fisica, vinile e cassetta, entrambe strettamente limitate. Tanta dedizione non può passare inosservata e dunque pure la redazione di Aristocrazia si è incuriosita (mento, IO mi sono incuriosito).

Perché pubblicare un lavoro sotto un altro nome? Magari Joel ha giudicato le canzoni come poco adatte al programma del suo progetto principale. Conosciamo Joel Grind come fautore della filosofia "fatelo da voi" legata al Punk Rock e dunque non sorprende la sua scelta di sfruttare i media attuali per divulgare la sua musica.

Sono sempre stato restio nell'accettare il punto di vista di molti critici che mettevano nella stessa pentola i Toxic Holocaust con tanti gruppi Black Thrash. "Hell's Master Of Hell" sembrerebbe segnare un punto a loro favore, ma presto ci si rende conto che l'immagine è sì molto nera, l'offerta invece resta un Thrash grezzo classico che lega benissimo con gruppi come i Whiplash della prima ora. Non temete: chi si trova bene solo con porcheria macchiata di nero apprezzerà comunque questo lavoretto. La musica di Joel Grind attinge ampiamente dai classici che hanno anche influenzato il Black.

Spero di non creare una contraddizione affermando che, soggettivamente, questo disco sia molto più oscuro e meno Punk dei precedenti, grazie soprattutto a un riffing davvero frizzante. La voce è cruda, concisa e non lascia spazio a interpretazioni. Alcuni effetti e campionature sparsi qui e là arrotondano l'impatto generale. Qualcosa non mi quadra comunque. Mi manca la punzecchiatura che mi lasci esclamare "ah ecco!" per convincermi completamente. Nel momento in cui il disco è storia per le mie orecchie, mi trovo con l'acquolina in bocca senza essere sazio, anzi mi sento come se avessi odorato l'aperitivo per trovarmi poi davanti un buttafuori grande come un armadio che mi sbarra l'accesso al salone del banchetto. Mi dispiace, ma — nonostante il collo mi dolga per il grande scuotimento di capo — non sono in grado di descrivervi concretamente che cosa mi disturbi.

Tanti sono i punti a favore di "The Yellowgoat Sessions" e dunque non mi resta che dirvi: andate, ascoltate e comprate (se vi dovesse piacere).