JOHN 3:16 – Visions Of The Hereafter

JOHN 3:16 – Visions Of The Hereafter

Informazioni
Gruppo: John 3:16
Titolo: Visions Of The Hereafter
Anno: 2012
Provenienza: Ginevra, Svizzera
Etichetta: Alrealon Musique
Contatti: alrealon.co.uk/john316.html
Autore: Bosj

Tracklist
1. The Ninth Circle
2. Throne Of God / Angel Of The Lord
3. Abyss Of Hell / Clouds Of Fire
4. Ascent Of The Blessed (To The Heavenly Paradise)
5. God’s Holy Fire
6. Star Of The Sea / Guardian Angel
7. The Inner Life Of God / The Father, The Son And The Holy Spirit
8. Through Fire And Through Water
9. Fall Of The Damned (Into Hell)

DURATA: 49:39

Lo avevamo lasciato qualche mese fa in compagnia di FluiD, lo ritroviamo ora, ad autunno inoltrato, in un personalissimo lavoro tutto suo: Philippe Gerber, dopo anni di presenza sulla scena con i suoi Heat From A Deadstar, decide di abbandonare Londra in favore della più intima Ginevra e dare alle stampe il suo primo full lenght solista.
Il concept, nella sua titolazione completa, lascia spazio a pochi dubbi: “Visions Of The Hereafter; Visions Of Heaven, Hell And Purgatory” è un insieme di composizioni che vertono sulle sensazioni immaginifiche delle idee di Paradiso, Inferno e Purgatorio.
Ad introdurci all’ascolto, una raffigurazione di ciascuno dei tre (non)luoghi ad opera di William Schaff, talentuoso illustratore autore nientemeno che degli artwork di Godspeed You! Black Emperor e Okkervil River; le tre situazioni ritratte in copertina sono infatti riprese nel dettaglio man mano che apriamo il pregevole digipak in cui il disco vero e proprio trova posto.
Inseritolo nel lettore, fin dalle prime note di “The Ninth Circle” balza all’orecchio come Gerber abbia ampliato il ventaglio della propria offerta rispetto a quanto udito solo qualche tempo addietro: John 3:16 è infatti in grado di regalare molto più delle distorsioni drone-oriented e del cupo rumorismo di matrice dark ambient. Per quanto queste peculiarità rimangano a tutt’oggi parte integrante del materiale presentato (“Ascent Of The Blessed…”), non si tratta che di una parte di quanto l’artista ha deciso di mettere su disco. Dimenticate Köner, dimenticate Lundvall: Philippe Gerber mantiene lungo il proprio percorso compositivo un’attitudine fortemente post-rock (“The Inner Life Of God…”) perfettamente integrata nella base dark ambient, la qual cosa rende il suo debutto estremamente godibile ed accessibile anche e soprattutto per coloro i quali non vanno a braccetto con le interminabili sessioni di feedback che sono solitamente marchio distintivo di questa corrente.
A questo non mancano lievissime spruzzate di scuola Fennesz, che si fermano sempre un passo prima di diventare qualcosa di più di un leggero rimando al glitch o all’ambient più luminoso e sereno (“Through Fire And Through Water”), così come qualche passaggio più rockeggiante, se mi si passa il termine, à la Hammock (“Fall Of The Damned…”); volendo, si potrebbe continuare con il gioco dei rimandi all’infinito o quasi, poichè il platter che lo svizzero ha dato alle stampe tramite Alrealon Musique è incredibilmente sfaccettato e “consapevole”, vive di vita propria pur seguendo diverse scuole di pensiero.
Una prova matura e godibile, mai eccessiva, sempre delicata. Pregevole.

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