JOHN GALLOW – Violet Dreams

JOHN GALLOW – Violet Dreams

 
Gruppo: John Gallow
Titolo: Violet Dreams
Anno: 2014
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: I, Voidhanger Records
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TRACKLIST

  1. Entrance To The Unknown
  2. Dark Traveller
  3. Violet Dreams
  4. Ancient Tears
  5. Maelstrom Of Consciousness
  6. Rain Messenger
  7. Purple Room
  8. Part Ways
  9. Turn Sides
  10. Wall Of Doom
  11. Passer-By
  12. Lavendeth
  13. Burning Trees
  14. Beam Of Light
DURATA: 01:03:05
 

La figura di John Gallow ha già fatto visita ad Aristocrazia nel recente passato: di lui e dei suoi Blizaro abbiamo scritto in occasione dell'uscita della raccolta "Strange Doorways", in questa circostanza però ci occupiamo del suo progetto solista, infatti è uscito il primo album "Violet Dreams", supportato anch'esso dalla nostrana I, Voidhanger Records.

Per redigere il testo di questa recensione mi sono preso un po' di tempo e ho iniziato a buttar giù queste righe solo dopo aver ascoltato molte volte il disco in questione e letto e riletto i vari pareri che girano in rete, aumentando la vividezza dei ricordi con l'aumentare dei passaggi nello stereo. Faccio questa premessa poiché credo che da un lavoro come quello proposto da Gallo, un artista e appassionato che ha mostrato di avere a cuore un certo modo di suonare nelle sue creature, non ci si sarebbe potuto attendere altro, se non ciò che troverete racchiuso in "Violet Dreams": doom, sonorità anni Settanta, teatralità e atmosfere sia occulte che filo-cinematografiche.

È palese che lo statunitense si sia innamorato di realtà quali Paul Chain, Black Sabbath, Pentagram, Trouble, Black Hole, Candlemass e via discorrendo, com'è palese che la modalità con cui compone i brani si nutre d'istinto e semplicità, con l'estetismo musicale cupo e rituale delle decadi '60, '70 e '80 che viene messo al servizio di pezzi apprezzabili più per il complesso che per la singola scelta. Inoltrandovi nell'ascolto incapperete in melodie strane, talvolta sbilenche, in un cantato drammatico, privo di qualità superlative, ma che conferisce alle canzoni una sfiancante sensazione di dolore, inquietanti ingressi d'organo, aperture acustiche delicate e melancoliche ("Rain Messenger") e assoli decisamente impulsivi. Tutto ciò a riprova del fatto che le note fluiscono naturalmente, perfette o meno che siano, eseguendo il compito loro assegnato: trasportare le emozioni e comporre il paesaggio sonoro che Gallo vuole mostrarci.

La scaletta vive sì di alti e bassi, tuttavia scorre piacevolmente e se in passato aveste avuto a che fare con le band in cui ha messo mano questo signore, ritengo sia difficile per voi non riuscire a godere della compagnia di episodi quali "Violet Dreams", "Turn Sides", "Wall Of Doom", "Burning Trees" e di intersezioni strumentali, o per lo più tali, quali sono "Ancient Tears" e l'arcaica litania "Lavendeth". E ancora: la durata dell'opera potrebbe anche essere più estesa di quanto sarebbe servito (supera di poco l'ora), ma non reputo comunque tale fattore come altamente limitante, infatti l'album una volta assorbito ha i suoi perché e si fa ascoltare e riascoltare, di certo non è uno di quei lavori da poter giudicare e liquidare grazie a uno o due incroci momentanei con l'orecchio.

In "Violet Dreams" John Gallo ha incluso la propria anima e il proprio credo d'artista, sfornando un disco che lo rappresenta in toto. In ciò è compresa anche la realizzazione del supporto grafico, veramente bello e nuovamente affidato alle mani di Costin Chioreanu, che incarna appieno titolo i desideri e le voglie di un personaggio che ammira il passato e ne professa il verbo nel presente con risultati graditi. Doom inside!

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