JP Ahonen e l’umorismo dei Perkeros

Di JP Ahonen abbiamo parlato in più occasioni, sia in termini musicali che fumettistici, per cui ci pare abbastanza naturale continuare a scoprirne il lavoro anche quando si tratta di qualcosa di lontano dalla sua creatura più celebre, i Belzebubs. Perkeros è infatti un lavoro di diversi anni precedente (l’originale pubblicazione finlandese risale al 2013, e in italiano esiste una precedente edizione del 2014), ma che per molti aspetti pone le basi di ciò che sarebbe diventato quel calderone di umorismo metallaro che sta facendo la fortuna dei Gorillaz del black metal.

Concepito con l’amico di infanzia e grafico KP Alare, Perkeros è un romanzo grafico interessante sotto molti punti di vista. Per prima cosa è finlandese, il che lo rende affascinante in partenza, poiché ben pochi fumetti di quella parte di mondo arrivano in Italia (e un plauso va a BD per essersi lanciata in questa impresa). La sua origine geografica a cascata impatta su una serie di altre cose: l’umorismo piuttosto particolare, un contesto socio-culturale dove è normale che coppie di studenti universitari già vivano insieme e lavorino al tempo stesso, ma anche e soprattutto la presenza della musica. Perché c’è un’unica ragione che può aver portato un fumetto sulle pagine di Aristocrazia, ossia il fatto che questo abbia qualche punto di contatto con la musica, possibilmente quella del demonio.

Si fa spesso ironia su come in Finlandia chiunque suoni in un gruppo e quasi chiunque suoni in un gruppo metal, tanto che il black metal è finito persino in quel vecchio spot televisivo di caramelle per la gola, per cui stupisce il giusto che l’autore di un’opera come Belzebubs abbia infilato la musica anche nelle sue opere precedenti. Più in particolare, Perkeros parla di una band agli esordi, con buone idee ma piuttosto scalcagnata, e dei suoi tentativi di affermarsi, dove per affermarsi intendo riuscire a strappare un ingaggio per il mirabolante Rocktoberfest, sorta di contest aperto alle band locali in ascesa che si tiene in un pub. Il gruppo suona ovviamente metal («d’avanguardia», dice la traduzione, ma la mia ipotesi è che sia un lost in translation e si tratti di avantgarde metal), e come ogni band che si rispetti ha un campionario di personaggi piuttosto archetipici e decisamente divertenti. Il batterista Orso, strambo per definizione, in questo caso è un vero e proprio orso bruno che vuole andare in letargo, mentre il bassista vecchio e saggio è un canuto hippie forse più vecchio o forse solo più drogato di quel che sembra. La tastierista, concreta e dall’animo gentile, è anche la grafica del gruppo, mentre il membro di più recente inserimento è il frontman e secondo chitarrista, che quando non canta con la sua voce fenomenale fa il kebabbaro con un forte accento turco. E poi il protagonista principale, ossia — manco a dirlo — il chitarrista Akseli: biondo capellone sinceramente devoto allo strumento, dall’animo gentile e principale motore artistico dei Perkeros, il suo carattere da primadonna e la mania di controllo su tutti gli aspetti della band rischiano di minarne i continui sforzi. Sarà un mio abbaglio, ma leggo diverse affinità con un altro biondo chitarrista molto dotato e non proprio facile di carattere.

La storia dei Perkeros si intreccia con quella di altre formazioni locali, mentre la vita privata di Akseli sembra allontanarsi sempre di più da quella voluta per lui dalla fidanzata Jatta. Senza un lavoro e senza un obiettivo negli studi, l’unica cosa che Akseli vede è la sua chitarra, e la distanza tra loro aumenta sempre di più. La tela che Ahonen dipinge nel suo fumetto è estremamente semplice quanto efficace, e il tratto cartoonesco e quasi disneyano del finlandese è in ottimo contrasto con la musica che innerva queste pagine. Dove Perkeros pecca è invece nello svolgimento dell’ultimo capitolo: quando il soprannaturale entra a gamba tesa nella storia (al netto di Orso e del bassista Kervinen) lo stacco è troppo netto e lo sviluppo troppo frettoloso per convincere appieno. Questo stravolgimento di registro sul finale lascia un po’ il dubbio su cosa Ahonen avesse in mente: una storia di formazione con elementi umoristici, un dramma soprannaturale, un tranche de vie con alcuni aspetti surreali o magari un po’ di tutto quanto.

Superato qualche limite dal punto di vista della trama e qualche inevitabile gioco di parole intraducibile perso per strada nella trasposizione dal finlandese, rimane un divertente affresco della vita del metallaro medio, con più di una strizzata d’occhio ai musicisti e un sacco di easter eggs per gli appassionati di musica del male. Meno di rottura rispetto a Belzebubs, ma proprio per questo più apprezzabile anche da chi non ha idea di chi siano i Meshuggah e Devin Townsend, Perkeros è un piacevole diversivo per tutti quelli che hanno sognato almeno una volta di diventare delle rockstar, e una tappa obbligata per i fumettofili che hanno portato un pentacolo sulla maglietta almeno una volta nella vita.

Tutte le immagini sono © di JP Ahonen ed Edizioni BD per l’Italia.

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