JULINKO – Nèktar

Gruppo:Julinko
Titolo:Nèktar
Anno:2019
Provenienza:Italia
Etichetta:Toten Schwan Records
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TRACKLIST

  1. Into The Flowing Stream Plunge Me Deep
  2. Deadly Romance
  3. Venus’ Throat
  4. Leonard
  5. The Hunt
  6. Spirit
  7. Servo
  8. Death And Orpheus
  9. The Woods, The Wheel
  10. Nèktar
DURATA:51:32

Il terzo album è sempre un bel traguardo per ogni artista, lo è doppiamente se, come nel caso di Julinko, si arriva a incastonare la propria fatica tra i solchi di un disco in vinile. Nèktar viene infatti pubblicato da Toten Schwan Records nel formato più impegnativo di tutti, ornato da un artwork realizzato a quattro mani con L V N A (Marco Zanella a.k.a. Ankubu) e dal lavoro grafico di Alvise Guadanino. Giulia Parin Zecchin è cresciuta in tutti i sensi, e con lei la creatura musicale cui ha dato vita nel 2015 con la collaborazione di Carlo Veneziano, già attivo negli One Dimensional Man.

Nèktar, traslitterato dal greco νέκταρ, non è però un fluido che ci preserva dalla morte, bensì una bevanda i cui sorsi ci permettono di raggiungere una nuova dimensione di quest’ultima. Superata la parentesi ambient-eterea del mini-album ASH ARK (2018, Ghost City Collective), Julinko torna alla materia — e quindi alla forma canzone — col piglio psych-doom che aveva caratterizzato le precedenti prove in studio: voce ora lamentosa ora fatata, chitarre sghembe, batteria e percussioni essenziali. Uno stile un po’ primitivo e anche un po’ naïf che potrebbe far pensare, alla lontana, a un lavoro di Anna Von Hausswolff ma senza organo.

L’album sembra un vortice che turbina attorno a un senso di smarrimento e a una spasmodica ricerca di un sentiero verso la libertà e la luce: dalla nostalgica “Deadly Romance” alla lancinante “The Hunt”, passando per pezzi dal tiro notevole come “Venus’ Throat” e “Leonard”, Giulia e i suoi compagni (per l’occasione si è aggiunto Francesco Cescato al basso) ci tengono per mano lungo questo percorso a metà fra l’onirico e l’allucinatorio, nel quale trova spazio anche lo stacco unplugged di “Servo”. La luce non si fa acchiappare, la libertà non si fa raggiungere e la corsa si arresta di fronte a un lago senza fondo e, dopo “The Woods, The Wheel”, il cammino si interrompe; infine ci abbeveriamo alla fonte di “Nèktar” per cominciare un nuovo ciclo di sogni e visioni.

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