JUNE 1974 – Atlantide

JUNE 1974 – Atlantide

 
Gruppo: June 1974
Titolo: Atlantide
Anno: 2014
Provenienza: Italia
Etichetta: Visionaire Records
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TRACKLIST

  1. Follia
  2. Atlantide
DURATA: 24:03
 

Non è un mistero che al sottoscritto piacciano gli artisti che riescono a mischiare generi apparentemente lontani. Nel panorama musicale odierno non è più così raro incappare in realtà che basano il proprio sound su commistioni più o meno bizzarre, paradossalmente sembra che questa attitudine stia diventando quasi uno standard, nonostante i risultati finali siano spesso diversi fra loro. Questa continua ricerca di una personalità propria però non deve intaccare la qualità del prodotto, quando si fanno certi esperimenti bisogna farli con cognizione di causa.

Non avevo mai sentito nominare June 1974, pertanto mi sono messo subito a cercare qualche informazione; pare che dietro questo nome si celi quello dell'italiano Federico Romano, le cui attività musicali iniziano nel 2009. Sul sito ufficiale non ho trovato molte altre informazioni, tuttavia la mia attenzione è stata catturata immediatamente dalla pagina relativa alla discografia per due motivi: il primo è che guardando le immagini ho pensato di aver cliccato su quelle pubblicità del tipo «ehi tu, ci sono ben mille ragazze sexy nella tua area che ti aspettano», ma in realtà erano semplicemente le copertine che probabilmente non vi dispiaceranno troppo; il secondo — decisamente più importante — è il numero di uscite pubblicate. Non credo di esagerare dicendo che il signor Romano ha due centinaia tra singoli, EP e album all'attivo; sarò sincero, anche se avrei voluto conoscere meglio la storia del progetto non mi sono messo ad ascoltarne neanche uno e sono passato direttamente all'oggetto di questa recensione, "Atlantide": due tracce per circa ventiquattro minuti di musica. E dopo averlo sentito, purtroppo, la mia voglia di approfondire è svanita.

Iniziamo a capire di cosa stiamo parlando: siamo dalle parti di un Post-Rock-Shoegaze strumentale, leggero e dalle atmosfere fortemente luminose, con tanto di pianoforte e chitarre acustiche a schiarire ulteriormente lo scenario; potremmo citare un nome come i Sigur Rós per avere una vaga idea. Il problema più grande di questo lavoro risiede nella composizione: non ha senso creare brani lunghi oltre dieci minuti, quando alla fine dei conti sono costituiti dalla stessa idea riproposta più e più volte. L'alternanza tra passaggi atmosferici e altri più ritmati si ripete ciclicamente, perciò non serve molto tempo prima che la musica inizi a diventare eccessivamente prevedibile e quindi poco interessante. Se da un lato i frangenti soffusi sono tutto sommato discreti, dall'altro quelli che dovrebbero spingere sul lato emotivo sono poco intensi, le sensazioni che vorrebbero essere trasmesse risultano deboli; di ciò va in parte incolpata la batteria elettronica dai suoni freddi e inespressivi in "Follia", che sembrerebbero più vicini al mondo dell'EDM moderna, tant'è che durante l'unico tentativo vero e proprio di variegare la solfa a metà della traccia le ritmiche non sembrano assolutamente fuori contesto. Va anche detto però che questo temporaneo cambio di registro non è stato eseguito in modo appropriato e risulta completamente slegato dal resto. Il secondo episodio soffre molto meno di questo difetto, grazie a una batteria un po' meno finta, tuttavia la problematica principale rimane tale anche in questo caso.

Potrei perder tempo a sindacare su altri dettagli, ma in realtà la domanda che continua a ronzarmi per la testa è una: perché creare così tanti brani senza sosta, quando prendendosela con più calma e concentrandosi maggiormente i risultati potrebbero essere decisamente migliori? La sensazione è che "Atlantide" sia stato prodotto in modo approssimativo e con troppa fretta, mancano diversi elementi chiave che avrebbero potuto renderne più interessante l'ascolto. Sarò felice di cambiare idea se in futuro le cose cambieranno, per il momento rimandato a settembre.

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