JUPITER – The History Of Genesis

 
Gruppo: Jupiter
Titolo: The History Of Genesis
Anno: 2015
Provenienza: Giappone
Etichetta: Universal Music Group
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TRACKLIST

  1. The Birth Of Venus
  2. Last Moment
  3. Darkness
  4. B.L.A.S.T.
  5. The Moon
  6. 氷の中の少女
  7. Church Candle
  8. Red Carnation
  9. 絶望ラビリンス
  10. Shining
  11. Arcadia
  12. Luminous
  13. The History Of Genesis
  14. Sacred Altar
DURATA: 01:10:12
 

Chiunque segua la scena Visual Kei nipponica molto probabilmente avrà incrociato almeno una volta i Versailles. La band fu segnata nel 2009 dalla morte del bassista Jasmine You, ma continuò la propria strada fino al 2012, anno in cui iniziò una lunga pausa che dura ancora oggi. I suoi componenti, comunque, non rimasero con le mani in mano: il leader Kamijo inizò una carriera solista, mentre i restanti musicisti fondarono gli Jupiter con un altro cantante. Il debutto "Classical Element" del 2013 metteva già in evidenza le similarità e le differenze con il gruppo precedente; il nuovo "The History Of Genesis", uscito nei primi giorni di questo 2015, continua la strada intrapresa con oltre un'ora di musica.

Il filo conduttore di tutto questo percorso si chiama Power Metal, genere in cui i nostri eroi si sono cimentati in varie occasioni. Tra tutti spicca la sei corde di Hizaki, che opera in questo ambito da oltre dieci anni e che già ai tempi del suo progetto HIZAKI grace project collaborava con l'altro chitarrista Teru; da ricordare anche il progetto Node Of Scherzo, dove erano presenti altresì il batterista Yuki e l'ex-collega Kamijo. A completare la formazione troviamo Masashi al basso (già nei Versailles dal 2010) e il nuovo arrivo Zin dietro al microfono.

La prima cosa che salta all'orecchio è effettivamente la palese differenza tra il timbro caldo e profondo di Kamijo e quello più acuto presente negli Jupiter. Il cambiamento non è stato apprezzato da tutti i fan, il cantante però è decisamente capace e in questo disco offre una prestazione più che buona, alternando la sua voce limpida a uno stile più aggressivo che arriva a toccare lo scream e il growl in brani quali "Darkness", "B.L.A.S.T." e specialmente nel conclusivo "Sacred Altar", in cui sembra voler recitare contemporaneamente la parte della bella e quella della bestia. Altra caratteristica importante è la drastica riduzione dell'influenza neoclassica, ancora presente ma in quantitativo decisamente minore rispetto alla musica dei Versailles; le tastiere, infatti, fanno la loro comparsa perlopiù come supporto, senza mai prendere il comando con prepotenza. I più nostalgici, comunque, potranno trovare in "Red Carnation", nell'intermezzo "Church Candle" e nella traccia che porta il titolo del disco pane per i propri denti.

Ciò che è rimasto pressochè invariato è il reparto chitarristico: lo stile della coppia affiatata formata da Hizaki e Teru è sempre riconoscibile, con quell'aggressività elegante e reminescente della sfarzosità della band precedente. A livello tecnico i due sono sostanzialmente inattaccabili, riescono a mettere in mostra le proprie notevoli abilità — in particolare negli assoli — senza troppe auto-celebrazioni. Se però da un lato abbiamo tracce come "The Birth Of Venus" e i due singoli "Last Moment" e "Arcadia" che racchiudono l'essenza del duo, dall'altro troviamo tentativi di variare la proposta: "Shining", ad esempio, sembra volersi avvicinare a certo J-Rock, mentre "Darkness" spinge sul versante Melodic Death e "The Moon" mette relativamente a riposo le due asce dando più spazio al basso e riuscendo a inserire un passaggio quasi Jazz poco prima del finale. In generale, la sezione ritmica lascia che siano le chitarre a guidare, ma non per questo la prestazione di Masashi e Yuki risulta anonima; quando possibile, infatti, il basso e la batteria cercano di guadagnarsi qualche piccolo momento di gloria.

"The History Of Genesis" conferma sia le capacità dei singoli musicisti sia la direzione intrapresa degli Jupiter; contemporaneamente però sono stati fatti anche piccoli passi per variare e migliorare ulteriormente la propria musica. Ascoltarlo è praticamente d'obbligo per chi ha seguito la storia dei Versailles, in particolare se avete apprezzato anche il debutto della nuova band. Per gli amanti del Power Metal questo è comunque un buon disco: una volta superato l'ostacolo della lingua, potrebbe risultarvi interessante.

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