KADAVAR – Kadavar

 
Gruppo: Kadavar
Titolo: Kadavar
Anno: 2012
Provenienza: Germania
Etichetta: Greenhell / Tee Pee Records
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TRACKLIST

  1. All Our Thoughts
  2. Black Sun
  3. Forgotten Past
  4. Goddess Of Dawn
  5. Creature Of The Demon
  6. Purple Sage
DURATA: 33:52
 

Quando un signore come Alice Cooper si permette di dire che fra l'80 e il 90% delle band rock odierne sono senza testosterone, l'unica domanda che mi verrebbe da porgli sarebbe questa: «caro Alice, che minchia hai ascoltato in questi ultimi anni?». La riprova l'abbiamo — e da tempo — all'interno di una scena revivalistica settantiana e in quella stoner che sfornano disconi su disconi come fossero acqua fresca che scivola limpida a valle. Sarebbe anche ora che i Grandi del passato — o meglio dire certi Grandi — aprissero un po' gli occhi e mettessero ad esempio il disco dei Kadavar nel lettore per comprendere realmente quanto potenziale di fattura elevatissima giri nel mondo rock con la "R" maiuscola.

Il trio tedesco che vede Wolf Lindmann alla voce e alla chitarra, Mammut al basso e Tiger dietro le pelli dimostra che non c'è bisogno di essere diversi per rappresentare il genere con classe e personalità, con l'uscita dell'album eponimo, prodotto in collaborazione da due etichette particolarmente attente come la teutonica Greenhell e la statunitense Tee Pee Records. Bisogna invece conoscere, vivere e saper comporre buona musica.

La differenza fra questi ragazzi e tante formazioni che girano proponendo lo stesso miscuglio da trip nel quale gli elementi fondamentali sono Led Zeppelin, Black Sabbath, Hawkwind — nomi ai quali in questo caso potremmo aggiungere un pizzico di un'altra sfilza di personaggi illustri provenienti dalla vecchia scuola, come Witchfinder General, Pentagram e Sir Lord Baltimore o più odierni quali Witchcraft, Graveyard e Brutus — sta proprio nel lavoro compositivo. Quello realizzato dai Kadavar è coinvolgente grazie alle doti rituali insite in "Black Sun" e avvolgente nell'umore blues di "All Our Thoughts", è ricco di psichedelia acida che sembra recitare mantra illuminati dall'LSD nella a-dimensionale "Creature Of The Demon" e sa conquistare con l'uso del ritornello di presa racchiuso in "Goddess Of Dawn". In "Forgotten Past" invece la formazione permette alle scanalature profonde al limite col proto-doom sabbathiano di emanare quel gusto agrodolce che solo un certo tipo di rock può farti tastare e poi si perde in spazi ampi e siderali, evocando lo space trip nella conclusiva "Purple Sage". Si può non esserne affascinati ? A meno che uno non abbia le orecchie totalmente forate, la risposta è no.

Cosa fare in questi casi? Correre più velocemente possibile dal vostro negoziante di fiducia, affidarsi al sito Internet nel quale comprate regolarmente pacchi di dischi e ordinare il suddetto "Kadavar". Quando un disco è capace di estraniarti dal mondo, eliminando le scorie di cemento e la pochezza dell'umana esistenza basata sul consumismo, proiettandoti in un'area nella quale è la natura ancestrale e divinamente libera ad accoglierti, non può che divenire parte della nostra e vostra collezione. Must have it!

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