KAOS – The Pits Of Existence

 
Gruppo: Kaos
Titolo:  The Pits Of Existence
Anno: 2010
Provenienza:  U.S.A.
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Enter Insanity
  2. Bleed Some More
  3. Pits Of Existence
  4. Let God Sort Them Out
  5. Blood Sacrifice
  6. Out Of Time
  7. Sludge
  8. Screaming In The Mirror
  9. Tear Us Apart
  10. Soul To Give
  11. Exit Reality 
DURATA: 47:40
 

Di gruppi che indossano il nome Kaos ce ne sono parecchi, che possano però vantare la carriera e l'ostinata voglia di suonare di questi californiani assolutamente no. I thrasher provenienti da Hayward sono infatti attivi da più di un ventennio e in questo lasso di tempo hanno avuto la possibilità di creare una discografia che quest'anno vanta la sua terza uscita di lunga durata oltre a svariati demo dei quali i più importanti sono sicuramente quelli che han dato inizio alla loro storia: "Forever Oblivion" (1988), "New Creation" (1990) e "Vivisection" (1991). Gli ultimi due diedero la possibilità alla formazione di condividere il palco con molti dei grandi del periodo anche se per attendere un'opera che avesse una durata consistente toccò aspettare sino al nuovo millennio con l'uscita di "Vision Beyond".

Il 2010 segna il loro ritorno a sette anni di distanza dal secondo lavoro "Kaos Among Us" e sembra proprio che di mollare la presa o arrendersi alle nuove leve non ne vogliano sapere. Il suono è un classico Bay Area style con una spruzzatina di vena "core" — e per "core" intendo gli S.O.D di Billy Milano —, così dopo l'introduttiva "Enter Insanity", avviso chiaro che l'attacco sta per prendere forma, è con "Bleed Some More" che i giochi hanno il reale inizio. Il brano è di quelli che colpiscono in pieno l'obbiettivo e lo fanno furiosamente con un assalto frontale serrato e un cantato-sfogo massiccio come un pugno in pieno volto.

Una delle cose che si notano sin da subito è come la proposta sia da badilata perenne, di quelle che ti fanno amare questo genere, pulitino sì, tuttavia evitando quelle iper produzioni che bloccano l'esplosività della componente thrash più istintiva.

La scaletta non ha attimi vuoti o canzoni bypassabili, ci si trova così a confrontarsi con un trittico, "Pits Of Existence", "Let God Sort The Out", "Blood Sacrifice", da headbanging continuato. Se la titletrack ha dalla sua una natura varia e prestante che invita al pogo, per la quarta in scaletta quello che fa da traino è un ritornello da urlare mentre si ruota il collo: "Kill Em All, Let God Sort Them Out". Con "Out Of Time" veniamo a contatto con il secondo highlight del disco: una cavalcata impazzita che fa da contraltare alla composta e monolitica traccia che l'antecedeva.

I Kaos si esprimono al meglio con il piede sull'acceleratore, se vanno a manetta ancora meglio ma non rinunciano a soluzioni diverse tanto da allentare e diluire i tempi con una "Sludge" che potremmo tranquillamente definire il lento di "The Pits Of Existence", fondando il suo incedere su di un riffato possente e una carica concentrata e vien quasi naturale chiamare in causa una canzone epocale come "Spill The Blood". 

Sulla falsariga delle due speed songs presentate più su si muove "Screaming In The Mirror" trovando in "Soul To Give" degna compagna prima che con "Exit Reality" il disco si concluda in maniera piacevole.

La band al completo si dimostra preparata e matura, in una produzione simile gli anni di vissuto nella scena hanno il proprio peso e lo fanno sentire, il riffing di Stacey Murray è solido, sempre in tiro, così come il lavoro svolto dietro le pelli da Burton P. Ortega. A quanto letto ultimamente sembra che il batterista sia passato nelle fila dei Defiance insieme a Kevin Albert, auguro loro di dare una mano alla band di Oakland per far meglio dell'ultimo moscissimo "The Prophecy". La parte del leone viene interpretata dal cantante Jason Darnell realmente indomito, non si da respiro, lasciando il segno e incidendo positivamente per tutto il corso di "The Pits Of Existence".

Tirando le somme, abbiamo un album che ha due o tre episodi d'altissimo livello e altrettante buone canzoni più una rimanente manciata che si attesta su un valore sufficiente, posso quindi affermare che il lavoro sarà gradito dagli appassionati del thrash genuino e mazzolatore, il che non dispiace mai: Thrash Or Die!

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