KARNAK SETI – In Harmonic Entropy

 
Gruppo: Karnak Seti
Titolo:  In Harmonic Enthropy
Anno: 2011
Provenienza:  Portogallo
Etichetta: Autoprodotto
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TRACKLIST

  1. Long Gone Shadow
  2. Only Red Mist Descends
  3. Loss
  4. Among The Sleepless
  5. Golden Age Of Downfalls
  6. Luctor Et Emergo
  7. Stranded By Existence
  8. Figureless Icons
  9. Collateral Dreams
DURATA: 47:40
 

Nominare il melodic-death ad alcuni crea dei veri e propri conati di sdegno ed è cosa risaputa, del resto pur amando il genere non posso negare che nell'ultima decade le puttanate prodotte, la familiarità sempre più evidente con soluzioni pop e l'inclinazione da starlette di certi personaggi abbiano reso quello che nell'era di Göteborg e nella successiva evoluzione era una fonte musicale interessantissima un circo, nel quale chiunque sembra odiernamente potersi immettere clonando a ripetizione un album come "Damage Done", capitolo di chiusura di quella scena.

Sono trascorsi dieci anni da allora eppure di band che lo suonino ancora con passione ce n'è: gli Shaded Enmity, i nostrani Desecrate tornati in piena attività, gli Allegaeon, ognuna con una propria strada, non del tutto personale, ma apprezzabilissima. A questi nomi andrebbero a mio avviso aggiunti anche i portoghesi di Madeira Karnak Seti. La formazione si era già fatta notare con il debutto "Scars Of Your Decay" e proseguendo il percorso di autoproduzione intrapreso nel 2009 mi chiedo perché data la merda che gira 'sti ragazzi non abbiano ancora avuto una chance. Nel 2011 hanno rilasciato il secondo capitolo "In Harmonic Entropy".

Il quintetto lusitano non si nasconde, le influenze sono cristalline con Dark Tranquillity e In Flames (quelli del periodo "Colony" e "Clayman") a ricoprire la posizione di capofila, seguiti a ruota da Soilwork e Disillusion, evitando però certe aperture spudoratamente fruibili e pulite o il ricorso forzato al ritornello da Mtv che i terzi citati in ordine hanno purtroppo presentato nel corso degli anni provocandoci non poche corse al bagno.

"In Harmonic Entropy" è un album che sa quando spingere e appesantirsi (si vedano episodi quali "Loss", "Only Red Mist Descends", "Luctor Et Emergo" e "Figureless Icons") o sfoderare la sua parte più accattivante e seduttiva usando le melodie e lo spirito "di presa" come avviene in "Among The Sleepless". Pur essendo più che normale ritrovarsi all'orecchio una proposta nota e sviscerata a più riprese nel corso dell'ultima decade, i Karnak Seti riescono a mantenere per l'intero corso l'interesse vivo con ovviamente la penalizzazione naturale del non possedere un carattere proprio, limite in questo genere praticamente quasi invalicabile.

I suoni sono equilibrati, le tastiere sono un elementare supporto e la produzione pulita a cura di Daniel Cardoso, personaggio che ha in passato messo la sua bravura a disposizione di lavori di artisti quali Ava Inferi ("The Silhouette"), Angelus Apatrida ("Clockwork") e Anneke Van Giersbergen ("Everything Is Changing"), è ottima. Le premesse di "Scars Of Your Decay" erano buone, le conferme di "In Harmonic Entropy" lo sono di più, cosa manca? La fiducia di un'etichetta che ci metta la faccia.

Consiglio l'ascolto dei Karnak Seti a tutti coloro i quali non abbiano abbandonato il genere dopo la caduta della prima ondata. Se le uscite del periodo che va dal 1999 al 2002 hanno trovato spazio nel vostro lettore con costanza, quest'album vi risulterà particolarmente gradevole e vi capitasse sotto tiro potreste anche farci un pensiero in qualità di papabile acquisto.

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