KATATONIA – Dead End Kings

 
Gruppo: Katatonia
Titolo: Dead End Kings
Anno: 2012
Provenienza: Svezia
Etichetta: Peaceville Records
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TRACKLIST

  1. The Parting
  2. The One You Are Looking For Is Not Here
  3. Hypnone
  4. The Racing Heart
  5. Buildings
  6. Leech
  7. Ambitions
  8. Undo You
  9. Lethean
  10. First Prayer
  11. Dead Letters
DURATA: 48:27
 

Come pacificamente ammesso da Anders Nystrom stesso nella nostra intervista, "Dead End Kings" è il naturale successore di "Night Is The New Day". In questi tre anni in casa Katatonia è successo molto: due quinti della formazione se ne sono andati, e un po' tutti eravamo curiosi di vedere, o meglio sentire, cosa sarebbe successo con queste due nuove e giovani leve, Niklas Sandin e Per Eriksson, rispettivamente al basso e alla chitarra.

Ebbene, la risposta è abbastanza interlocutoria: niente. Nel senso che il nono album della formazione svedese è probabilmente il tassello meno particolare del puzzle: un bel disco, anzi un ottimo disco, dal punto di vista formale. Nystrom, Renkse e soci hanno ulteriormente affinato il loro songwriting, creando undici nuovi brani dalle coordinate indiscutibilmente katatoniche, senza tuttavia aggiungere nulla di nuovo alla formula in perenne evoluzione, trademark della band. Ciò cui ci troviamo di fronte è nient'altro che un'ulteriore esplorazione dei territori lambiti dalla precedente prova in studio, il cui sound Nystrom afferma «non sentiamo di aver ancora esplorato interamente».

L'analisi del lavoro potrebbe benissimo fermarsi qui, ma per coloro i quali avessero vissuto su Saturno negli ultimi quindici anni, è il caso di dire che il gothic rock dei Katatonia si basa anche in "Dead End Kings" sulle meravigliose linee vocali di Jonas Renkse, sulla pennata estremamente emotiva di Anders Nystrom (che tuttavia si allontana ogni volta qualche passo di più dalla matrice di death svedese degli inizi) e sul sempre discreto utilizzo di basi e sampling a fare da contorno alle composizioni. In tutto questo non possono non farsi notare l'apertura "The Parting", figlia di una serie di brani iniziali che dai tempi di "Dispossession" è uno dei tratti salienti del combo scandinavo, "Buildings", probabilmente il pezzo più metal dell'intero lotto e "Lethean", primo componimento di Eriksson. A questi highlight va poi ad aggiungersi il brano anticipatore del platter, "Dead Letters", già noto ai fan da diverse settimane, con il suo riffone centrale 101% Blakkheim.

Insomma, per questa volta niente di nuovo sotto il sole: non sarà questo l'album che vi farà cambiare opinione sui Nostri. Se quanto proposto da Renkse e soci non è nelle vostre corde, potete benissimo saltare a piè pari "Dead End Kings", ma se "Deliberation", "Ghost Of The Sun" e soprattutto "Forsaker" per voi significano qualcosa, in questi tre quarti d'ora abbondanti potrete placare la vostra sete.

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