KETCH – The Anthems Of Dread

 
Gruppo: Ketch
Titolo: The Anthems Of Dread
Anno: 2016
Provenienza: U.S.A.
Etichetta: Aesthetic Death
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TRACKLIST

  1. Fertile Rites By Sacrifice
  2. Distant Time
  3. En Nomine Eius
  4. The Monsters Of This World
  5. Estranged
  6. Detached And Conquered
  7. Shimmering Lights
  8. Counting Sunsets
  9. Chemical Despondency
  10. 13 Coils
DURATA: 1:06:51
 

I Ketch sono un quintetto proveniente da Arvada (Colorado) dedito a uno sludge-doom metal marcio e pesante, come dettato dai dogmi del genere. La storia della band inizia nel 2014 con la pubblicazione di un primo EP eponimo, seguito due anni dopo da "The Anthems Of Dread". Il lavoro che mi ritrovo tra le mani riassume quanto detto finora, trattandosi di una ristampa del primo disco, a cui sono state aggiunte le quattro tracce dell'EP, un'opera ben curata e che vale la pena possedere sia per quanto riguarda la musica che l'aspetto fisico (si presenta in un bel digipak a sei pannelli con finitura opaca).

Per chi si approccia per la prima volta alla band, come il sottoscritto, sarebbe quindi più corretto iniziare l'ascolto a partire dagli ultimi pezzi, quelli più datati: il livello compositivo e il sound dei brani risalenti al 2014 non si discosta molto da quelli più recenti e, nonostante a posteriori sia possibile notare ancora qualche leggero segno di immaturità, la qualità del materiale è decisamente promettente e premonitrice di ciò che verrà poco dopo.

"The Anthems Of Dread" consta di sei tracce, per una durata complessiva di quaranta minuti scarsi in cui l'ascoltatore viene trascinato in paesaggi sonori pregni di riff dilatati, ritmiche cadenzate e voci ora urlate e cariche di disperazione, ora gutturali e oscure. Le composizioni sono molto ben amalgamate: non mancano i tempi estremamente rallentati, quasi mandatori quando si parla di doom ("En Nomine Eius"), così come è possibile imbattersi in sfuriate telluriche in cui i Nostri arrivano a spingersi in territori quasi post-metal (ad esempio il finale di "The Monsters Of This World"). Nel mezzo, tra questi due antipodi carichi di malsana emotività, abbiamo modo di ammirare un compendio di tutto ciò che un disco sludge dovrebbe essere: batteria pestata come se non ci fosse un domani, riff ben strutturati e divagazioni soliste delle chitarre perfettamente incastonate nell'insieme. La penultima "Estranged", dall'andamento straniante e quasi disturbante, fa da traghettatrice per la traccia conclusiva (la più lunga del lotto) in cui il basso viene meritatamente messo in risalto spesso e volentieri e che ci accompagna alla chiusura del disco con un finale sofferto e strascicato quanto basta.

In conclusione, "The Anthems Of Dread" è un disco che centra pienamente l'obiettivo e che invoglia ad essere ascoltato ripetutamente. Un must per gli amanti delle sonorità sopra descritte e decisamente consigliato per tutti gli altri; attendiamo impazienti il prossimo capitolo della discografia dei cinque americani.

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