Khôra - Timaeus

KHÔRA – Timaeus

Gruppo:Khôra
Titolo:Timaeus
Anno:2020
Provenienza:Irlanda / Grecia / Norvegia / U.S.A.
Etichetta:Soulseller Records
Contatti:Facebook  Bandcamp  Spotify
TRACKLIST

  1. Aether
  2. Noceo
  3. L’Annihilateur
  4. Harvesting Stars
  5. De Vetus Ad Novum
  6. Roe Too Noo (Flow Of The Mind)
  7. Sempiternal
  8. Existence
  9. The Purge
  10. The Occultation Of Time
  11. Void
DURATA:40:28

Ci sono dei momenti in cui, semplicemente guardando la copertina di un album, viene una voglia irrefrenabile di ascoltarlo, forse per pura curiosità, forse perché, ad esempio, l’immagine in questione ritrae tre figure a metà fra il lovecraftiano e l’alieno che si stagliano contro lo sfondo di una bella pioggia di meteoriti. A volte, però, capita che l’hype creato da un artwork così affascinante finisca per tradursi in un ascolto deludente e piatto, che lascia inevitabilmente l’amaro in bocca; fortunatamente, non è questo il caso di Timaeus, che segna l’approdo dei Khôra nel roster dell’etichetta olandese Soulseller Records.

I Khôra si sono formati intorno al 2013 come estensione dell’omonimo progetto solista di Oleg I. (che in passato ha militato in gruppi come Lycanthropy, Liminal e Dagor-Dagorath, per citarne alcuni) e vantano una line up dislocata in diverse località geografiche. Infatti, stando alle informazioni reperibili sui profili social del gruppo, i membri della band sono distribuiti tra Norvegia, Irlanda, Stati Uniti e Grecia. Ed è proprio in quest’ultima che vanno ricercate le origini del nome della band: Khôra è il nome che gli antichi Greci davano al territorio appena fuori le mura delle póleis, le città, ma anche il termine che Platone usava per indicare una specie di substrato in cui si troverebbero le forme prima di materializzarsi nello spazio.

Anche se nel 2016 Oleg aveva già pubblicato una demo dal titolo Málenkij Robot, Timaeus rappresenta il primo full length firmato Khôra e trae anch’esso ispirazione dalla filosofia di Platone, dal momento che si rifà a un celebre dialogo nel quale un personaggio chiamato Timeo conversa con Socrate, il tiranno Crizia ed Ermocrate, illustrando una versione dell’origine dell’universo secondo cui tutto sarebbe stato creato da un Demiurgo, che avrebbe riportato ordine nel caos iniziale della materia.

Dall’ascolto, emerge subito come l’intero Timaeus sia costruito su un dualismo di fondo tra una dimensione eterea, che a mio parere rende bene l’idea di trovarci di fronte a eventi che trascendono l’esperienza umana, e una molto più concreta e corporea. Per trattare questa materia, i Khôra imbastiscono una narrazione sonora piuttosto complessa, formata da diversi elementi che si intrecciano tra di loro: quello forse più consistente è dato dal black metal sinfonico non privo di quelle orchestrazioni e dissonanze che fanno subito venire in mente soprattutto  Emperor e Arcturus. Questa via stilistica, già di per sé affascinante, è arricchita da una miriade di altre suggestioni e influenze, che spaziano dalle atmosfere oniriche di “Harvesting Stars” e dalle voluttuose chitarre in “L’Annihilateur” a una pesantezza più vicina al death presente in “Existence”, senza dimenticare qualche richiamo ambient-drone nell’introduttiva “Aether”, i sample dal sapore fantascientifico e i tappeti tastieristici che a volte contrastano con i blast beat feroci e incalzanti, come ad esempio all’interno di “Roe Too Noo (Flow Of The Mind)”. Non manca anche un lato doom, che emerge in modo più distinto all’interno di “The Occultation Of Time”. Anche la voce viene declinata in maniera molto interessante, con contrapposizioni intelligenti fra growl e pulito, alternate a momenti corali che contribuiscono a rafforzare la sensazione di fluttuare nel cosmo in via di formazione.

Insomma, Timaeus mette molta carne al fuoco, dando prova del fatto che Oleg e compagni partano da un livello tutt’altro che seminale. A dire il vero, un altro valore aggiunto dell’album sono gli illustri ospiti che vi hanno partecipato: ad esempio, sono presenti Henri Sorvali, noto per la sua presenza all’interno dei Moonsorrow e dei Finntroll (che troviamo alla tastiera in “De Vetus Ad Novum”), e Vicotnik dei Dødheimsgard, che offre la propria voce alla causa di “Existence”.

Possiamo dire che Timaeus è proprio un disco in grado di appagare subito dal punto di vista estetico, ma la soddisfazione visiva non è uno specchietto per le allodole. Per esserne convinti, basta ascoltarlo e lasciarsi trasportare nel magma cosmico plasmato dai Khôra con la medesima abilità che il Demiurgo platonico ha riversato nella creazione dell’universo.

Facebook Comments