KIMAERA – The Harbinger Of Doom

 
Gruppo: Kimaera
Titolo: The Harbinger Of Doom
Anno: 2013
Provenienza: Libano
Etichetta: Stygian Crypt Productions
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TRACKLIST

  1. Ancient Serpents
  2. Daughter Of Eve
  3. Praising My Pain
  4. The Harbinger Of Doom
  5. A Casual Stray
  6. The Script Of Sorrow
  7. Claim The Dark
  8. Blood Of Saints
  9. Aged Wine And Woe
  10. Lost Control [cover Anathema]
DURATA: 56:03
 

I libanesi Kimaera hanno imparato — e anche bene — la lezione doom-death impartita dai signori britannici del genere. Lo avevano già dimostrato pubblicando nel 2010 il secondo album "Solitary Impact", che pur non inventando nulla di nuovo era stato in grado di proporre una buona prestazione impreziosita dalle influenze mediorientali. A distanza di tre anni da quell'uscita, quindi nel 2013, il sestetto di Beirut ha rilasciato il terzo lavoro intitolato "The Harbinger Of Doom": superato l'effetto sorpresa ricevuto con il precedente, avendolo ascoltato più volte, mi sono purtroppo reso conto di come la band abbia fatto un leggero ma percettibile passo indietro.

Mi è dispiaciuto dover constatare come la struttura compositiva dei brani e l'aspetto emotivo siano divenuti essenzialmente inquadrabili all'interno di quel panorama composto da innumerevoli seguaci di compagini quali i Draconian. Al contempo si è praticamente minimizzata, per non dire persa, la presenza della componente ambientale orientale, caratteristica affascinante che contribuiva a rendere un minimo differenti i brani, favorendo invece l'innesto di melodie e aspetti sinfonici che troppo si rifanno allo stile di grandi come My Dying Bride e Anathema. Da questo punto di vista è comunque ammirevole — e alle volte invasivo — il compito svolto sia dal tastierista Charbel Abboud che dalla violinista Milia Fares.

Formalmente non c'è nulla che non funzioni in "The Harbinger Of Doom": la delicata malinconia emanata dalla voce femminile della Fares contrastata dal growl severo del cantante-chitarrista Jean-Pierre Haddad, le basi robuste e più volte in bilico fra l'affondo profondo nel doom o le inserzioni affini al death melodico e l'orecchiabilità conferita a un paio di pezzi ("Blood Of Saints" n'è l'esempio lampante) mettono in chiaro che l'operato complessivo è stato attento e forse stavolta esageratamente inquadrato e rispettoso delle coordinate stilistiche di base. È infatti assente anche solo l'intenzione di oltrepassare il "già sentito" e questo non può che divenire sul breve ma ancor più sul lungo corso un fattore alquanto penalizzante.

Il tributo pagato in favore dei già chiamati in causa Anathema non riguarda esclusivamente l'influenza per ciò che concerne la creazione delle canzoni, viene altresì reso omaggio alla band dei fratelli Cavanaugh coverizzando in maniera più ruvida e affine a quanto proposto in precedenza "Lost Control", brano contenuto in "Alternative 4". Questa traccia comunque nulla aggiunge o toglie all'aria di sufficienza risicata che si respira ascoltando "The Harbinger Of Doom", un disco che probabilmente i fruitori abituali di uscite similari non troveranno difficile da digerire, ma che al contempo lascia l'amaro in bocca. Da questi ragazzi mi attendevo decisamente qualcosa in più.

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