KING BONG – Alice In Stonerland

 
Gruppo: King Bong
Titolo:  Alice In Stonerland
Anno: 2011
Provenienza: Italia
Etichetta: Autoprodotto
Contatti: Facebook  Bandcamp
 
TRACKLIST

  1. The White Rabid
  2. To Put It Bluntly, A Weed
  3. I Say, You'll Never Get High That Way
  4. Unbongday
  5. We'll Smoke The Monster Out
DURATA: 34:45
 

Dopo aver parlato in maniera decisamente positiva del debutto dei milanesi King Bong, "How I Learned To Stop Worrying And Love The Bong", eccomi qui a presentare il loro nuovo full, "Alice In Stonerland". Questo secondo album è costituito "semplicemente" da una jam-session lunga poco più di trenta minuti e divisa in cinque parti, in cui i tre musicisti danno libero sfogo, senza alcuna operazione di songwriting alle spalle, alla propria creatività, con risultati differenti e allo stesso tempo simili rispetto al disco precedente.

A dare inizio alle danze è l'elettronica di "The White Rabid", la quale si combina ad un'acidità prima latente poi più marcata, acuendo la sensazione di ritrovarsi a viaggiare con la mente stordita in una dimensione onirica in cui tutto quanto è in continua evoluzione. L'effetto primario del trip inizia a farsi presente quando sopraggiunge "To Put It Bluntly, A Weed" che intorpidisce i sensi e le terminazioni nervose, un po' come se Bongzilla, Sleep e Nebula si fossero incontrati per dare vita a un prodotto in cui ogni partecipante inserisce gli elementi tipici del proprio stile. "I Say, You'll Never Get High That Way" è invece un impudente slancio attraverso consolidate influenze di matrice Pink Floyd e diversi beat elettronici con tanto di effetti "faunistici" al seguito; lo scenario cambia invece totalmente con la corta "Unbongday" che getta l'ascoltatore in un vortice Doom sfiancante e monolitico, il quale sortisce all'incirca l'effetto di un bacino di sabbie mobili. La chiusura in grande stile è rappresentata da "We'll Smoke The Monster Out", una sezione acida e dinamica che, senza alcuna remora e grazie anche ad un basso in gran spolvero, si insinua tra i tessuti di una proposta musicale sregolata e lontana anni luce da una qualsiasi parvenza di schematizzazione.

Una volta chiuso il sipario su "Alice In Stonerland" l'unica cosa che si sente il bisogno di fare è premere ancora una volta il tasto di avvio e lasciare che i King Bong avvolgano completamente con le loro prodezze sonore il nostro cervello. L'ascolto di questo disco è nebuloso e culla dolcemente verso la più totale deriva dei sensi, molto meglio e molto più suadentemente di qualsiasi porcata chimica si possa assumere.

Devo ancora dire altro per convincervi? Ok, allora aggiungo che, come da pura tradizione DIY, "Alice In Stonerland", come pure l'album precedente, è disponibile anche in download gratuito sul Myspace del gruppo. Non so proprio cosa si potrebbe chiedere di più per un lavoro stupendo che dovrebbe essere ascoltato senza alcun dubbio di sorta.

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