KING BONG – Pinng – Or The Underwater Adventures Of A Young Cthulhu | Aristocrazia Webzine

KING BONG – Pinng – Or The Underwater Adventures Of A Young Cthulhu

 
Gruppo: King Bong
Titolo:  Pinng – Or The Underwater Adventures Of A Young Cthulhu
Anno: 2014
Provenienza:  Italia
Etichetta: Mother Fuzzer Records
Contatti:

Facebook  Bandcamp

 
TRACKLIST

  1. Pinng – Or The Underwater Adventures Of A Young Cthulhu
DURATA: 35:45
 

Vi sono gruppi ai quali, per un motivo o per l'altro, un recensore si affeziona: per il sottoscritto, i nostrani King Bong rientrano in questa categoria. All'incirca tre anni fa, ebbi infatti il piacere di scrivere riguardo ai primi due album del trio milanese, "How I Learned To Stop Worrying And Love The Bong" e "Alice In Stonerland"; nel 2012 uscì poi "Space Shanties" che, anche se fu LeonardZ666 a recensire, ascoltai e apprezzai moltissimo. Ora è giunto il momento di fare i conti con il nuovo parto del Re, intitolato "Pinng – Or The Underwater Adventures Of A Young Cthulhu".

Il titolo è certamente curioso e anche un po' ambizioso, ma il contenuto musicale non è da meno: "Pinng" è infatti un'opera mono-traccia, una lunga suite concettualmente divisa in nove movimenti. Il tipo di esperimento non è una novità all'interno di tali correnti musicali, tuttavia il risultato finale non è mai scontato ed è tutt'altro che semplice da elaborare; i King Bong superano però brillantemente ogni ostacolo e dimostrano ancora una volta il loro talento, sfornando una prova decisamente interessante.

L'apertura del lavoro è affidata a un riff mastodontico, maledettamente Doom; un riff che risulta indiscutibilmente influenzato in maniera diretta dal filone più classico, Candlemass e Cathedral per primi. L'alone di classicismo, seppur velatamente presente in buona parte della composizione, viene ben presto adombrato dall'ingresso di un'effettistica inquieta e lisergica che ricorda la più sinistra propensione orrifica dei più talentuosi maestri del Progressive italico degli Anni Settanta.

Non illudetevi comunque, poiché la vostra mente non la scamperà con così pochi danni: a seguire possiamo assaporare un acido concentrato Blues che si unisce in maniera incredibilmente spontanea e coesa con corposi e massicci assalti di Stoner puro, e tante altre sfaccettature sonore. "Pinng" si svolge infatti nei suoi (quasi) trentasei minuti con fare decisamente camaleontico, alternando giustappunto ritmi serrati a visionarie atmosfere da colonna sonora, momenti di purissimo viaggio mentale ad adrenalinici e fumosi assalti di Rock desertico.

Stando alle informazioni pervenute, come da abitudine del terzetto lombardo, il disco è stato anche questa volta registrato in presa diretta, senza fare uso di alcuna successiva sovraincisione, e il risultato è evidente: l'attitudine da jam session è ancora assolutamente marcata, tanto da essere divenuta ormai un sigillo di garanzia per la musica dei Nostri. Ovviamente, parlando di abitudini, anche quest'ultimo lavoro è del tutto strumentale.

Lo scoglio su cui spesso si infrangono le lunghe composizioni di questo tipo è la monotematicità, con conseguente sviluppo di tedio, oppure, al contrario, l'eccessiva poliedricità che rischia poi di far perdere il filo all'ascoltatore: "Pinng" è invece una prova assolutamente bellissima, equilibrata, ben amalgamata, talentuosa senza essere pretenziosa e soprattutto coinvolgente.

Se vi siete mai chiesti quali fossero le occupazioni di Cthulhu durante la propria giovinezza, questo è il momento giusto per scoprirlo… E anche nel caso in cui foste degli stolti infedeli e di Cthulhu non ve ne fregasse un beneamato, i King Bong meriterebbero comunque la vostra attenzione, la quale verrà ben ripagata a suon di momenti di elevatissima qualità artistica.