KLABAUTAMANN – The Old Chamber

KLABAUTAMANN – The Old Chamber

Informazioni
Gruppo: Klabautamann
Titolo: The Old Chamber
Anno: 2011
Provenienza: Germania
Etichetta: Zeitgeister Music
Contatti: myspace.com/klabautamann
Autore: Mourning

Tracklist
1. Mary’s Abbey
2. Bog Spawn
3. Dead Marshes
4. The Crown Of The Wild
5. Gloom
6. The Old Chamber
7. Death’s Canvas
8. The Maze
9. Black Rain
10. The Dying Night

DURATA: 47:34

KLABAUTAMANN - The Old Chamber Il circolo d’artisti che ruota intorno all’etichetta Zeitgeister è qualcosa di veramente grandioso, attendo sempre con piacere e particolare interesse le release prodotte dalla label di Florian Toyka, mastermind membro di molti dei progetti proposti.
Fra le varie band che appartengono a questo roster composto da sette entità vi sono anche i Klabautamann che nel 2009 avevano rilasciato uno degli album più belli di quell’annata: “Merkur”.
Sono passati due anni, l’accoppiata che vede Florian (chitarra e basso) e Tim Steffens (chitarra, voce e basso) ancora una volta supportata dalla presenza in qualità di session di Patrick Schroeder, drummer ex fra i tanti oltre che di Owl e Valborg anche dei Centaurus-A, ha sfornato l’ennesimo capitolo, il quarto della discografia intitolato “The Old Chamber”.
Premettendo che un lavoro insufficiente da questi signori non è sinora mai pervenuto, c’è da dire che il sound riscuoterà qualche perplessità, l’aura magistrale, evocativa e avanguardistica di “Merkur” è stata leggermente messa di lato per guardare al passato, i suoni sono sempre perfettamente udibili ma la pulizia e le sonorità è facile che vi portino ancora alla mente nomi quali Enslaved, Ulver e Borknagar ma è più pungente, alle volte trascinato risultando “sporco” nell’animo.
Noterete da subito come l’opener “Mary’s Abbey” si srotoli con dinamiche più allentate e lo scream si poggi su melodie semplici, istintive, non per questo però rinunciano a scintillare di luce propria tanto che con “Bog Spawn” sembra riprendere la via intrapresa da “Merkur” inanellando riff più ridondanti e che ti entrano in testa, sfruttando stacchi in clean che rapiscono, è solo illusione, “The Old Chamber” è un album terreno, ancorato al suolo, niente viaggi, la robusta dose di nero che filtra da “Dead Marshes” n’è la prova.
Il mood è altalenante, “The Crow Of The Wild” torna a sfruttare un lavoro di sei corde dissonante, “Gloom” aggiunge un piglio più deciso che si alterna a frantumazioni più lente e profonde, la titletrack è uno strumentale acustico, posta in zona-ponte, sì perché con le ultime quattro canzoni in tracklist il platter cambia marcia.
“Death’s Canvas” sembra essere il punto di transizione, la traccia racchiude al meglio le qualità espressive e quelle di composizione del riffato delle quali sono portatori i Klabautamann, è con “The Maze” che il salto del fosso viene completato, le atmosfere divengono più tetre e intense, si rafforzano in “Black Rain” divenendo minacciose, il drumming pestato di Schroeder da una bella spinta per concludere il tutto con un rallentare melodico ma inquietante in “The Dying Night”.
Non siamo lontani dall’ascoltare la band di “Merkur”, questo “The Old Chamber” in effetti sembra essere una mistura fra l’uscita primorde “Our Journey Through The Woods” e l’appena citato, certo in qualche momento zoppica e il confronto con quei due capitoli è difficile da farsi dato che ne rispecchia solo alcune componenti, vi posso assicurare che rimane comunque un disco di molto superiore alla uscite considerabili nella media.
Che volessero guardare indietro i musicisti l’hanno fatto intendere anche dalla scelta dell’illustratore, la cover è infatti curata da John Bauer e l’ambito legato alla produzione affidato alle competenze di Armin Rave (Pavor, Darkened Nocturn Slaughtercult e Woburn House) così come avvenne per il debutto nel 2003.
In definitiva se conoscete il monicker Klabautamann avrete un’idea di cosa vi giungerà all’orecchio e l’acquisto diverrà un obbligo morale, mentre coloro che si approcciassero alla band per la prima volta, possono tranquillamente comprare quest’album ma quello fondamentale rimane il precedente, a oggi il loro capolavoro.

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